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SCUOLA/ Ecco perché studiare (bene) previene la demenza...

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Come noto, i dati delle valutazioni internazionali sui quindicenni (cfr. Pisa) risultano per il nostro paese abbastanza preoccupanti: non soltanto ci collochiamo molto al di sotto della media Ocse, ma soprattutto risulta molto elevato il numero di soggetti che nei risultati si collocano ai livelli più bassi: in matematica, il 25% degli studenti si colloca al di sotto del livello 2 (il 4% degli studenti di Shangai); la percentuale è del 18,7% in scienze e del 19,5 % in lettura. Anche se rispetto alle precedenti rilevazioni si è verificata una diminuzione significativa del numero di tali studenti, ci si trova pur sempre di fronte a dati molto negativi, in quanto corrispondono al fatto che uno studente su quattro in matematica e uno su cinque in scienze e lettura non dispongono delle capacità necessarie per svolgere un ruolo attivo nella società.  

Nel nostro paese l'analisi delle capacità richieste dalle prove Pisa è stata frequentemente e affrettatamente sintetizzata nel riferimento alla dimensione della competenza. Di conseguenza le scuole sono state invitate a promuovere negli allievi il conseguimento di competenze e persino a valutarli formalmente in merito (si veda ad esempio l'esame di conclusione del primo ciclo), senza prevedere una rigorosa individuazione delle variabili e soprattutto senza fare ricorso a un'adeguata operazionalizzazione delle stesse, in modo da renderle realmente osservabili e misurabili. Pertanto i processi insiti nella costruzione di una competenza risultano alla maggioranza dei docenti pressoché sconosciuti e la competenza viene assunta dalle scuole come un guscio vuoto che non è chiaro come possa essere conseguita. 

Ancora meno si mette in evidenza come i ragazzi che abbandonano la scuola (le cosiddette vittime del dropout) non hanno soltanto mancato il raggiungimento del livello più elevato di competenze: in modo molto più preoccupante essi hanno mancato l'apprendimento delle capacità di base e soprattutto il raggiungimento di forme di pensiero superiore quali la riflessione, l'analisi critica, la capacità di analizzare e sintetizzare punti di vista diversi, la capacità di esprimere valutazioni personali, la capacità di utilizzare la lingua scritta per affrontare la vita quotidiana. Se si considera che nella maggior parte dei casi si tratta anche di ragazzi con stili di vita non sani (fumatori precoci, consumatori di alcool e droghe, privi di attività fisica continuativa), si può ipotizzare che essi siano tra i più probabili candidati ad essere vittime precoci della demenza senile. 

Tale ipotesi riceve conferma dallo studio di due ricercatrici americane, Deborah Barnes e Kristine Yaffe, pubblicato nel 2011 sulla rivista The Lancet neurology. Le due studiose stimano una possibilità di riduzione della demenza senile del 10-25%, pari a circa 3 milioni di casi, attraverso l'azione sui fattori di rischio costituiti dal basso livello di attività fisica e cognitiva, dal fumo e dal basso livello di istruzione. 



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