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SCUOLA/ Ecco perché studiare (bene) previene la demenza...

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Circa il 50% della popolazione non legge un libro all'anno e soprattutto la quota di letture diminuisce verticalmente dopo i 35 anni di età; nel 2010 il 10% delle persone dichiara di non avere nemmeno un libro in casa; circa il 50% della popolazione possiede un titolo di studio al massimo di licenza media; è scomparso il ruolo di ascensore sociale della scuola, per cui il titolo di studio dei genitori condiziona il successo scolastico dei figli ed è correlato al tasso di abbandono della scuola. In ogni caso anche il dato secondo cui la quota più alta di lettori si colloca tra gli 11 e i 17 anni non è pienamente confortante: i libri letti sono infatti in maggioranza solo quelli assegnati dalla scuola. 

A questo quadro già di per sé negativo si aggiungono i dati dell'indagine Piaac (Programme for the International Assessment of Adult Competencies), diffusi dall'Isfol all'inizio del mese di marzo. Essi collocano l'Italia all'ultimo posto tra 24 paesi per quanto attiene alle competenze in lettura degli adulti e al penultimo posto per le competenze in matematica. Tale indagine conferma inoltre il basso livello di scolarizzazione di circa la metà della popolazione italiana: il 5,5% si colloca al di sotto del livello 1 e ben il 42,3% si colloca al livello 2. 

L'indagine Piaac si proponeva di misurare le competenze cognitive di base, sociali, di apprendimento necessarie per svolgere in modo adeguato il compito lavorativo (grado di discrezionalità, apprendimento al lavoro, capacità di influenzare gli altri, cooperazione, organizzazione del proprio tempo, resistenza fisica e destrezza manuale). 

Per svolgere in modo adeguato un lavoro non sono infatti sufficienti le abilità strumentali; non basta saper leggere (cioè decodificare) un testo e saper contare (cioè fare le quattro operazioni). Per tale ragione nel progetto si valutano da un lato "l'interesse, l'attitudine e l'abilità degli individui ad utilizzare in modo appropriato gli strumenti socio-culturali, tra cui la tecnologia digitale e gli strumenti di comunicazione, per accedere a, gestire, integrare e valutare informazioni, costruire nuove conoscenze e comunicare con gli altri, al fine di partecipare più efficacemente alla vita sociale"; dall'altro "l'abilità di accedere a, utilizzare, interpretare e comunicare informazioni e idee matematiche, per affrontare e gestire problemi di natura matematica nelle diverse situazioni della vita adulta".

L'Italia non ha aderito alla valutazione delle capacità di problem solving degli adulti, mentre ha aderito alla valutazione dei reading components, cioè delle abilità coinvolte nella lettura. Quindi non esistono dati riferiti alle abilità più complesse richieste dalle attività lavorative. Si può presumere comunque che essi sarebbero stati ancora più negativi di quelli di lettura e matematica. 

A questo punto ci si potrebbe però chiedere quale sia, concretamente, il possibile legame tra apprendimento scolastico e demenza senile. Anche perché in assenza di tale conoscenza non risultano possibili azioni di prevenzione efficaci. 



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