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SCUOLA/ Ecco perché studiare (bene) previene la demenza...

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Tale legame può essere individuato nelle funzioni esecutive, cioè in quelle funzioni della corteccia pre-frontale deputate a monitorare e controllare i pensieri e le azioni. La corteccia pre-frontale possiede una funzione di controllo e di coordinamento del comportamento, compreso quello socialmente indesiderabile: funziona come un direttore d'orchestra, come una sorta di "supervisore" (si veda di A. Reffieuna, Come funziona l'apprendimento. Cap. 1, pp. 45-47). Essa giunge per ultima a maturazione e quindi gode di tempi più lunghi di sviluppo sia a livello fisiologico sia a livello organizzativo. I periodi-chiave per lo sviluppo delle funzioni esecutive sono i seguenti: da 1 a 2 anni; da 3 a 6 anni e da 7 a 11 anni. In tali periodi la maturazione biologica della corteccia prefrontale deve essere accompagnata dalla possibilità di fare adeguate esperienze (si veda sul web il contributo sintetico di Howland, 2007). Ancora una volta, quindi, viene confermata l'importanza che assumono l'età prescolare e l'età scolare, durante le quali il bambino non soltanto acquisisce conoscenze ma sviluppa le funzioni superiori della sua mente. In particolare, tra i 3 e i 5 anni il bambino migliora la capacità di inibizione e la flessibilità cognitiva, correlativamente alla costruzione della teoria della mente, dello sviluppo morale e alla crescente capacità di far fronte a problemi cognitivi complessi. Tra i 7 e gli 11 anni il miglioramento riguarda la memoria di lavoro (o memoria a breve termine), la flessibilità cognitiva e la velocità. In particolare, il bambino diventa capace di tenere in mente un'informazione, manipolarla e trasformarla. 

Le funzioni esecutive comprendono e rendono possibili tutti i processi che stanno alla base dell'apprendimento: la capacità di prestare attenzione in modo focalizzato e sostenuto, l'autoregolazione emotiva, la pianificazione e l'organizzazione del comportamento, la flessibilità cognitiva, l'individuazione e la correzione dell'errore, il controllo inibitorio, la resistenza alle interferenze, la capacità di giudizio, la capacità di problem-solving. Sono le funzioni esecutive che rendono possibile cooperare con altre persone, perseverare nell'apprendimento, disporre di autonomia di pensiero, possedere la motivazione ad apprendere, provare il piacere della competenza. 

Se le funzioni esecutive si sono sviluppate in modo adeguato, l'individuo adulto diventa capace di superare l'impulsività, di preferire obiettivi a lungo termine, di delineare strategie per raggiungerli, di monitorare i propri progressi e di introdurre modifiche nelle strategie stesse, se necessario (si consideri la coincidenza con le variabili del Piaac). 

Il problema sta nel fatto che le funzioni esecutive presentano un elevato grado di vulnerabilità e subiscono una riduzione di efficacia quando sono "obbligate" a gestire processi di livello inferiore a causa del fatto che l'individuo non ha conseguito gli automatismi e la fluenza necessari (come risulta evidente, ad esempio, nella competenza di lettura, dove la mancanza di fluenza impedisce la comprensione del testo scritto). 



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