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SCUOLA/ Ecco perché studiare (bene) previene la demenza...

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Il rapporto tra funzioni esecutive e automatismi deve pertanto essere compreso nei giusti termini: da un lato le funzioni esecutive entrano in gioco proprio quando le risposte comportamentali automatiche non sono adeguate alla situazione; dall'altro lato l'attivazione delle funzioni esecutive richiede che le funzioni di livello inferiore si siano tradotte in automatismi.  

Tutti quei giovani e meno giovani citati prima sono al di fuori dei percorsi scolastici e delle possibilità di ulteriori apprendimenti in età adulta proprio perché non sono in pieno possesso delle funzioni cognitive di livello inferiore. La prima condizione per consentire agli allievi di sviluppare le funzioni esecutive è quindi quella di dedicare tempo ed energie all'insegnamento strumentale della lettura, della scrittura e del calcolo in modo da far raggiungere gli automatismi necessari.

Significativamente, deficit delle funzioni esecutive si riscontrano negli studenti drop-out, negli studenti affetti da Adhd, Dsa, autismo e negli adulti affetti dalla sindrome di Tourette. Gli studi più recenti ipotizzano poi che anche la demenza senile comporti un coinvolgimento delle funzioni esecutive.  

Per prevenire la demenza non è sufficiente, pertanto, pensare semplicisticamente alla frequenza di un maggior numero di anni di scuola: il nodo sta nella qualità dell'apprendimento realizzato e nel raggiungimento di capacità cognitive complesse, non soltanto nel tempo di frequenza. A scuola occorre preoccuparsi di insegnare l'autoregolazione emotiva, il controllo inibitorio, la pianificazione, la flessibilità cognitiva, l'individuazione e la correzione dell'errore, la resistenza alle interferenze. Ma occorre anche insegnare come si diventa capaci di attenzione focalizzata e sostenuta, come si utilizzano le diverse strategie di memoria, come si padroneggiano i diversi aspetti del linguaggio. Non è sufficiente preoccuparsi dei contenuti disciplinari. Gli allievi devono infatti diventare capaci di far fronte all'imprevedibilità del mondo reale, riconoscendo i significati di situazioni nuove e inattese e mettendo in atto strategie alternative allorché eventi inusuali interferiscano con le routine consolidate. Essi devono cioè essere capaci di trasferire e generalizzare ciò che hanno imparato in situazioni specifiche. Ma trasferimento e generalizzazione non saranno possibili se per loro apprendimento ha significato soltanto acquisire informazioni isolate, prive di rapporto con tutto ciò che sanno e con il mondo reale. 

Analogamente non è sufficiente valutare attraverso prove a scelta multipla: occorre infatti verificare che gli allievi abbiano imparato a pianificare, iniziare e portare a termine comportamenti diretti a uno scopo, attraverso un insieme di azioni coordinate e strategiche.

Si tratta delle stesse capacità richieste dalla vita quotidiana e soprattutto si tratta delle stesse capacità assenti nei pazienti anziani colpiti da demenza. 

Diventa allora chiaro quel legame tra scuola e demenza che rischiava di sembrare una forzatura. 



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