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SCUOLA/ Ecco perché studiare (bene) previene la demenza...

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Diventa però altrettanto chiaro quanto le politiche preventive debbano essere complesse e debbano soprattutto superare gli steccati disciplinari. Fare in modo che la scuola influenzi la salute fisica e mentale delle età successive dovrebbe comportare, da parte del ministero dell'Istruzione: seri interventi di formazione dei docenti (che necessitano di conoscere non soltanto i risultati delle ricerche neuroscientifiche ma anche di essere guidati ad applicarli nella didattica quotidiana); una revisione dei curricoli scolastici (costruiti in riferimento non solo ai contenuti ma anche e soprattutto alle capacità cognitive sviluppate dagli allievi); una revisione sostanziale delle modalità di valutazione (volte realmente ad accertare competenze e non limitate a verificare il possesso di contenuti). Analogamente, da parte del ministero della Salute occorrerebbe promuovere strategie di screening in cui i docenti collaborino con il personale clinico. 

Anche la prevenzione della demenza senile richiede pertanto una visione completamente diversa del ruolo degli insegnanti: fino a quando essi non saranno considerati professionisti in possesso di una preparazione rigorosamente scientifica e quindi capaci di collaborare su un piano di parità (pur nel rispetto delle rispettive specificità) con altri professionisti, non si potrà andare oltre politiche miopi di tagli alle risorse.



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