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SCUOLA/ Dopo aver ucciso suo figlio, la Grazia. Storia di Carla

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Poi però non posso fare a meno di provocarla: "Non so cosa ti è capitato, ma quel qualcosa ti ha messo in movimento. Quindi quel qualcosa può essere molto provvidenziale, può portarti ad un ripensamento della vita, ad un riavvicinamento a quello che vale di più. In questo modo il tuo pensare alle anime del purgatorio aiuta loro, ma aiuta anche te".

È a questo punto che accade il colpo di scena. E quello che Carla mi risponde voglio che lo leggiate tutto d'un fiato: "Le accenno che ho ucciso mio figlio con un aborto... ero di poco più di un mese e quando l'ho scoperto il mio cervello ha tradotto incinta = problema da risolvere = sbarazzarsene, come se fosse un oggetto che si potesse buttare... adesso ho scoperto l'amore e che Dio non ci abbandona mai... io vorrei essere perdonata per ciò che ho fatto... mi sono anche confessata con un prete... e da poco facendo qualche ricerca mi sono avvicinata molto a Dio... e poi ho pensato a lei... ora se non vuole più parlare con me dopo questa confessione la capisco... era giusto che capisse cosa mi era accaduto".

Ma guarda che razza di strani percorsi imbocca il nostro lavoro di insegnanti. Ma guarda che strana storia hanno le parole che diciamo ogni giorno! Ma guarda che risonanza che hanno nel cuore dei nostri studenti i nostri sguardi, i nostri accenti, la nostra passione, la nostra umanità! Ma guarda che strana razza di giardinieri che siamo, guarda come il piccolo seme che gettiamo ogni giorno poi germoglia!

Una settimana dopo sul muretto di un giardino pubblico. Carla mi racconta tutto per bene. Ha preso una decisione istintiva e si è rivolta ad un'infermiera che conosceva. Era di venerdì. Non ha avuto nemmeno il tempo di pensare. Il lunedì tutto era già pronto e si è fatto l'aborto. Potenza della nostra sanità, che quando vuole sa essere efficientissima. Il dottore l'aveva tranquillizzata: era come buttare via un fagiolo! Già, ma poi ci sono stati due anni di dolore e di depressione. C'è stato un fisico che si era già modificato e preparato ad accettare e nutrire una vita e che ha dovuto innaturalmente arrestare il suo sviluppo. C'è stata quella sindrome post-abortiva di cui nessuno parla. Nessuno!

Eppure io e Carla, su quel muretto, abbiamo parlato della Grazia di Dio che, in modo straordinario, si era manifestata in una circostanza dolorosa come quella. Ed eravamo entrambi felici. Un prof. e una sua ex studente. E quella non era una fiction televisiva: le fiction non parlano di una ragazza che confessa di avere ucciso suo figlio con l'aborto, che esprime il desiderio di essere perdonata e che sente vicino a sé, misteriosa, la presenza di Dio.



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