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SCUOLA/ Senza i genitori può davvero educare e istruire gli studenti?

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Luigi Berlinguer (Infophoto)  Luigi Berlinguer (Infophoto)

In questo modo il precetto costituzionale prescrive ai genitori di operare anche direttamente, secondo un loro specifico ruolo, senza ovviamente sostituirsi ad altre figure. Entrambi i termini 'diritto' e 'istruzione' sono inequivocabili, prescrittivi, diretti. La Costituzione ne pretende il pieno rispetto da parte dei genitori e delle istituzioni. Richiamo, infatti, l'attenzione che si è di fronte a un vero e proprio diritto sancito dalla Costituzione e non da una legge ordinaria; non si tratta perciò solo di un diritto alla prestazione (e cioè a che si svolga un'attività di istruzione), ma di un diritto di cui i genitori sono titolari anche per quel che concerne la sostanza della prestazione. A questo punto la discussione non può più attardarsi sul riconoscimento o meno della partecipazione della famiglia; semmai essa dovrà concentrarsi sull'indicazione di nuove ed efficaci modalità per attuarla".

Un diritto costituzionale non può essere mai confuso con una concessione. Didattica quindi che diventa ponte tra docenti e genitori e crea un punto di unità, uno sguardo comune sul ragazzo, generando nella scuola un clima diverso, un'aria diversa. Una scuola di qualità, quindi, per tutti e per ciascuno.



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COMMENTI
21/04/2014 - Meno disponibilità, quindi più necessità (ROBERTO PELLEGATTA)

Dopo tanti anni di impegno nel mondo delle famiglie e della scuola paritaria e dopo 40anni di lavoro nella scuola statale anch’io non sono convinto che, anche mediamente, le famiglie abbiano a cuore primariamente l’interesse educativo e quindi siano oggi disponibili a forme più imepgnative di “partecipazione”, anche nella vita della scuola. In entrambi i casi si tratta di interessi e azioni mosse da minoranze, in taluni casi o realtà sociali, esigue minoranze. Questo spiega anche la debolezza delle forme associative nel nostro tessuto sociale, debolezza che però è evidente anche nei settori delle professioni e non solo della scuola. E questo, nonostante la grande dedizione dei rappresentanti di quelle minoranze di cui sopra. Ovviamente questo non solo nulla toglie al primato naturale e costituzionale della famiglia nell’azione educativa, ma addirittura è una ragione storica e sociale in più per l’urgenza di andare oltre la sola partecipazione, perché anche le famiglie siano chiamate in causa più decisamente nella gestione locale delle scuole. Un po’ come avviene in Francia dove sono, almeno in tutta la scuola non statale, le famiglie a gestire le scuole. Una ragione in più perché solo riconoscendo e attribuendo più responsabilità potrà diminuire la cultura della delega (oggi maggioritaria), crescere l’efficacia dei servizi e aumentare il controllo della spesa.

 
21/04/2014 - Conoscere: la chiave di volta della partecipazione (enrico maranzana)

“La discussione non può più adattarsi sul riconoscimento o meno della partecipazione della famiglia; semmai essa dovrà concentrarsi sull’indicazione di nuove ed efficaci modalità per attuarla”. Una domanda sorge spontanea: le famiglie desiderano realmente partecipare e incidere sull’attività scolastica? La risposta è negativa: se l’avessero voluto avrebbero coperto responsabilmente l’ufficio loro attribuito nei consigli di circolo/istituto. In rete “L’origine della crisi della scuola” rende conto dell’addebito. “Didattica che diventa ponte tra docenti e genitori”: per cogliere il non-senso della proposta è sufficiente traslarla in campo ospedaliero ove le famiglie dei pazienti intendono intervenire sulle modalità operative della sala operatoria. Si tratta di un indirizzo che, per la sua impraticabilità, demotiva la partecipazione. Nella scuola sono da distinguere gli interventi di natura politica da quelli tecnici: è sul primo versante che i genitori possono e devono far sentire la loro voce, valorizzando i loro apporti.