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SCUOLA/ Senza i genitori può davvero educare e istruire gli studenti?

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Luigi Berlinguer (Infophoto)  Luigi Berlinguer (Infophoto)

"Una scuola di qualità per tutti e per ciascuno". Mi soffermo con interesse sul quel "ciascuno": ognuno di noi è unico e diverso l'uno dall'altro. Questa affermazione semplice ma sconvolgente sta alla radice dell'esigenza nel nostro sistema scolastico italiano di un reale pluralismo formativo, di una effettiva libertà di scelta educativa dei genitori e una libertà di  insegnamento dei docenti. Libertà di scelta tra diverse proposte formative nelle istituzioni statali e libertà di scelta tra le istituzioni statali e paritarie. In una scuola di qualità per tutti e per ciascuno l'istruzione personalizzata fondata sull'apprendimento propone la necessità che l'azione educativa si basi anche su una conoscenza dello studente più approfondita che nel passato. Un apporto decisivo in questo senso è proficuamente assicurato dalla partecipazione attiva e responsabile dei genitori all'azione educativa. Il genitore infatti è in genere il miglior conoscitore del proprio figlio. Egli col suo "occhio clinico" è in grado di fornire alla comunità educante della scuola informazioni preziose su inclinazioni, carattere, curiosità e interessi del potenziale alunno. I genitori dunque sono uno strumento importante per favorire la personalizzazione dell'apprendimento. Ciò che interessa e sta a cuore alla famiglia è il successo dell'azione educativa, un successo pieno, integrale dell'azione formativa, cognitiva ed umana. Il genitore infatti  nei momenti di insuccesso non si arrende, non si rassegna, conosce il figlio/alunno e ha una forte determinazione nel sostenerlo che altri non possono avere.

I genitori sono il ponte tra la scuola e la società. Il figlio è un investimento, l'educazione bene sociale, bene comune, l'educazione non è mai fatto privato ma pubblico. La famiglia sempre più riconosciuta come soggetto sociale, culturale e politico che precede lo Stato è in prima linea.La questione educativa è per le famiglie italiane problema importante quanto il lavoro, ed è sentita da tutti come una sfida da affontare. La scuola quindi per i genitori può essere una grossa opportunità per fare esperienza, acquisire specifiche conoscenze pedagogiche e quindi contribuire a risolvere problemi di apprendimento. Il precetto costituzionale (art. 30) parla del dovere e diritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli. Sul termine educare siamo tutti d'accordo ma sull'istruire, Luigi Berlinguer nel suo ultimo libro Ri-creazione Una scuola di qualità per tutti e per ciascuno (con Carla Guetti; ed. Liguori, 2014) sottolinea in modo acuto a pag. 223 che "con la parola istruire il dettato costituzionale assegna al genitore una funzione tradizionalmente imputata alla sola istituzione preposta (la scuola), riconoscendogli intanto il preciso diritto-dovere di contribuire e vigilare a che tutte le misure formative siano doverosamente e con efficacia poste in atto. 



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COMMENTI
21/04/2014 - Meno disponibilità, quindi più necessità (ROBERTO PELLEGATTA)

Dopo tanti anni di impegno nel mondo delle famiglie e della scuola paritaria e dopo 40anni di lavoro nella scuola statale anch’io non sono convinto che, anche mediamente, le famiglie abbiano a cuore primariamente l’interesse educativo e quindi siano oggi disponibili a forme più imepgnative di “partecipazione”, anche nella vita della scuola. In entrambi i casi si tratta di interessi e azioni mosse da minoranze, in taluni casi o realtà sociali, esigue minoranze. Questo spiega anche la debolezza delle forme associative nel nostro tessuto sociale, debolezza che però è evidente anche nei settori delle professioni e non solo della scuola. E questo, nonostante la grande dedizione dei rappresentanti di quelle minoranze di cui sopra. Ovviamente questo non solo nulla toglie al primato naturale e costituzionale della famiglia nell’azione educativa, ma addirittura è una ragione storica e sociale in più per l’urgenza di andare oltre la sola partecipazione, perché anche le famiglie siano chiamate in causa più decisamente nella gestione locale delle scuole. Un po’ come avviene in Francia dove sono, almeno in tutta la scuola non statale, le famiglie a gestire le scuole. Una ragione in più perché solo riconoscendo e attribuendo più responsabilità potrà diminuire la cultura della delega (oggi maggioritaria), crescere l’efficacia dei servizi e aumentare il controllo della spesa.

 
21/04/2014 - Conoscere: la chiave di volta della partecipazione (enrico maranzana)

“La discussione non può più adattarsi sul riconoscimento o meno della partecipazione della famiglia; semmai essa dovrà concentrarsi sull’indicazione di nuove ed efficaci modalità per attuarla”. Una domanda sorge spontanea: le famiglie desiderano realmente partecipare e incidere sull’attività scolastica? La risposta è negativa: se l’avessero voluto avrebbero coperto responsabilmente l’ufficio loro attribuito nei consigli di circolo/istituto. In rete “L’origine della crisi della scuola” rende conto dell’addebito. “Didattica che diventa ponte tra docenti e genitori”: per cogliere il non-senso della proposta è sufficiente traslarla in campo ospedaliero ove le famiglie dei pazienti intendono intervenire sulle modalità operative della sala operatoria. Si tratta di un indirizzo che, per la sua impraticabilità, demotiva la partecipazione. Nella scuola sono da distinguere gli interventi di natura politica da quelli tecnici: è sul primo versante che i genitori possono e devono far sentire la loro voce, valorizzando i loro apporti.