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SCUOLA/ Umanisti e smanettoni? Insieme si deve

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Sulla portata di questi cambiamenti nell'ambito dei processi educativi, come suggerisce Ferri nel suo volume Nativi digitali è necessario cominciare a prendere in esame la generazione di coloro che oggi hanno un'età intorno ai sei anni, identificabili come generazione digitale, che hanno vissuto e vivono un percorso di apprendimento che li porta cronologicamente prima a confrontarsi con gli schermi, a interagire con adulti di riferimento che utilizzano il computer e navigano su Internet. Questi studenti digitali, che sono dotati precocemente di smartphone e tablet, quando iniziano ad andare a scuola incontrano una modalità di socializzazione e di apprendimento molto diversa, lontana dal loro sapere tecnologico sempre più pratico e dalla loro cultura di auto-apprendimento.

In questa direzione, come si rileva in un recente saggio sulla pervasività dell'innovazione tecnologica e sull'evoluzione dei modelli e delle culture organizzative (cfr. Cocozza A., Organizzazioni. Culture, modelli, governance, 2014), di fronte ai notevoli e frequenti mutamenti che attraversano e scuotono le nostre società, la cultura classica svolge una funzione imprescindibile nella capacità di "apprendere ad apprendere", di ragionare in modo speculativo e di costruire un adeguato senso critico. Per questa ragione l'approccio umanistico potrebbe svolgere un ruolo fondamentale nello sviluppo di una nuova cultura della qualità del lavoro, verso una prospettiva  che affronti il vero cuore strategico del superamento del pensiero neo-Taylor-fordista, che risiede nella totale e incondizionata separazione tra l'attività di chi deve "pensare, controllare e dirigere" e chi invece deve solo "eseguire" compiti elementari predefiniti ed estremamente parcellizzati.  

In definitiva, è necessario promuovere e sostenere la cultura classica, in una prospettiva di dialogo e ricomposizione dei saperi, finalizzata a contribuire a formare, come suggerisce Morin, "una testa ben fatta", a favore della conquista di sempre maggiori gradi di libertà e di partecipazione responsabile e consapevole alla vita sociale, culturale e professionale della comunità. 

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