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SCUOLA/ Le "mille lire al mese" di Renzi, una scusa per dimenticare il contratto?

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Ma forse il governo Renzi nel mettere la scuola al centro della agenda delle priorità pensava solamente, al momento, a sistemare, giustamente, i contenitori nei quali la scuola si realizza ovvero gli edifici scolastici, per i quali, con una certa enfasi di propaganda, il governo ha sbloccato l'utilizzo dei soldi agli enti locali al fine di consentire loro l'avvio dei cantieri di ristrutturazione. 

Ma molti altri cantieri attendono nelle scuole di essere allestiti (a quando il riconoscimento della piena autonomia finanziaria, di gestione, di reclutamento degli insegnanti e dei presidi da parte delle singole istituzioni scolastiche? a quando il riconoscimento della parità vera di tutte le scuole del sistema pubblico − statali o paritarie che siano? ci sarà il riconoscimento di un nuovo status giuridico degli insegnanti, veri professionisti dell'educazione e non meri funzionari  dello Stato?) o, in molti casi, finalmente smantellati (a quando una moderna revisione dell'esame di maturità – ancora oggi frutto di una norma che lo introduceva in forma di "sperimentazione" − ormai scavalcato persino dai test di ingresso universitari, anticipati arbitrariamente ad aprile da molte università? quando sentiremo il proclama della fine degli attuali organi collegiali nati nel lontano 1975 e l'annuncio della creazione, ormai improcrastinabile, di nuovi strumenti che rendano moderna ed efficace la gestione delle scuole autonome? qualcuno sta pensando come smantellare la rigidità del sistema scolastico per rendere più flessibile il raccordo tra scuola superiore, formazione ed ingresso nel mondo del lavoro?). 

Ci si aspetterebbe anche qui qualche annuncio altrettanto importante e decisivo. Per ora tutto… tace. O si vuol far tacere.

Ci sarà un ministro dell'Istruzione, come voce fuori dal coro, capace di interpretare queste attese che studenti, docenti, presidi e genitori desiderano veder corrisposte in questo risveglio di primavera metereologica e, pare, politica? Qualcuno saprà trasformare in armonia di canto (e di proposta) queste insofferenze e queste attese?

Tra l'attivismo del premier, il silenzio sindacale, la tiepidezza del ministro dell'Istruzione ed il lamento dei tanti, mi ritornano in mente le parole di un altro altrettanto famoso motivetto di qualche anno fa che vien voglia di cantare per sollevarci un po' il morale ed attendere tempi migliori: "Il fatto è che noi villani sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male al re (…) diventa triste se noi piangiam". Il titolo? Firmato Jannacci:  "Ho visto un Re(nzi)". 

Appunto. E buona notte ai "suonatori".



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