BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Le "mille lire al mese" di Renzi, una scusa per dimenticare il contratto?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Molti ricorderanno la canzoncina degli anni Trenta, simbolo, allora come oggi, della speranza di ogni comune mortale di vedere la propria busta paga gonfiarsi con qualche banconota in più a fine mese. Si tratta di Mille lire al mese che nel 1939 sbancò, diventando una sorta di inno nazionale. A dire il vero la famosa canzone non è mai passata di moda, al punto che è stata inserita nell'elenco dei brani evergreen. A cantarla era la voce sorniona ed ironica di Gilberto Mazzi. 

Proprio quell'antico motivetto mi è venuto in mente l'altro giorno mentre un'altra "ugola d'oro" (è il caso di dirlo, visto come le sta cantando a tutti!) modulava con sicurezza una riedizione del vecchio brano, adattata ai nostri giorni: "Mille …euro all'anno". Il disco, per la verità già anticipato qualche settimana prima dai juke–box dei giornali nazionali, è stato lanciato ufficialmente l'8 aprile scorso dal palco della sala delle conferenze stampa dei Consiglio dei ministri dalla voce sicura e suadente del presidente Renzi (nella veste appunto del novello Mazzi) per annunciare ai dipendenti pubblici più provati dalla crisi (con redditi annuali tra 8 e 26mila euro lordi) il remake dell'antico motivetto anni 30 con il quale il regime fascista voleva, allora, illudere gli italiani che la nostra nazione fosse una potenza piena di vigore e prosperità. 

Oggi, più concretamente, il governo Renzi vuole mantenere il patto di restituire "agli italiani qualcosa che è degli italiani, stringendo la cinghia alla politica e allo Stato che in questi anni hanno speso troppo". Ma gli italiani sanno bene fare i conti nelle proprie tasche: si può valutare approssimativamente che con 1.000 lire nel 1939, ragionando in potere d'acquisto, ci potevi fare ciò che oggi compri con circa 2.500 euro. E 2.500 euro al mese erano e sarebbero una bella cifra! Ma oggi la canzone renziana parla più modestamente di 1.000 euro… all'anno, che tradotto sono i famosi… 80 euro al mese. "Che diperazione, che delusione, dover campar, sempre in disdetta, sempre in bolletta" accennava una strofa della famosa canzone…  

E poi l'annuncio del premier Renzi su Twitter: "Non ci sono tagli alla sanità. Non ci sono tagli agli stipendi degli insegnanti". E meno male, e ci mancherebbe ancora!, perché gli 80 euro mensili in busta paga rappresentano appena una piccola parte di quanto sarebbe comunque spettato al personale della scuola semplicemente in forza di un dovuto (e atteso) rinnovo dei contratti di lavoro - fermi da molti anni - e della assegnazione alle scuole delle somme spettanti per l'a.s. 2013/14 per pagare le quote intere del fondo di istituto, funzioni strumentali, incarichi specifici e delle ore eccedenti per la sostituzione dei colleghi assenti!



  PAG. SUCC. >