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SCUOLA/ Esame di stato, ecco la "trappola" che attende la Giannini

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Molti hanno suggerito di trasformarla in una valutazione su scala nazionale, sul genere Invalsi; prevedibili le opposizioni, sia per le difficoltà teoriche sia soprattutto per come articolarla in un contesto in cui non solo la storia, ma anche la geografia del sistema scolastico hanno un peso così rilevante. 

Ben poca attenzione mi sembra venga invece riservata alla seconda prova, che tale schema porrebbe in capo alle singole commissioni. È proprio questo il punto cruciale della faccenda. Entro un anno le centinaia di indirizzi differenti si trasformeranno in una trentina tra licei e istituti tecnici, e non molti di più come indirizzi professionali. Cosa ci sarà scritto nelle tracce d'esame, da chi e per chi saranno concepite?

Oggi la riforma supera il concetto di "programma" nel vecchio senso di "lista della spesa obbligatoria", orientandosi verso le competenze. E chiede, almeno sulla carta e salvo la "ritrosa timidezza" di chi avrebbe il dovere di attuarla, che ogni singola scuola, virtualmente ogni singolo consiglio di classe metta in atto la propria autonomia didattica. Grazie alla quale, in vari modi e forme, la parte forse più qualificante del lavoro delle scuole sarà tener conto delle esperienze locali, della capacità di innovazione, del collegamento al tanto abusato "territorio". 

Mantenendo la seconda prova in capo al ministero, sarà normale che la classe 5B di una scuola si trovi un tema d'esame che coincide con l'argomento che avrà sviscerato, e che invece la classe 5G della scuola di fronte non avrà toccato se non di sfuggita, perché avrà meritoriamente lavorato su altri argomenti. Il criterio di equanimità dell'esame (al di là della suo imprinting totalitario, e oggi contraddittorio con l'esigenza di autonomia, che pure ha rango costituzionale) salterebbe del tutto. A meno che i temi d'esame assumano una tale fumosità da renderli completamente inefficaci come strumento di valutazione delle capacità e dei meriti dei singoli candidati, delle singole classi, delle singole scuole. Una tendenza già emersa nell'ultimo decennio, con il passaggio da certe tracce d'esame ultradettagliate ad altre molto generiche, se non a volte completamente vaghe. 

Ormai tutti han capito che l'esame di Stato non serve assolutamente a nulla, nemmeno più a stabilire i criteri per l'ammissione ai corsi a numero chiuso: la vittima ideale per la spending review. Ma, finché c'è, ad un problema di questo genere la politica deve pensare in fretta. 

Anzi, aggiungo un suggerimento di mio: se si vuole che lo schema Clil diventi rapidamente efficace, perché non stabilire che la "nuova" seconda prova verta proprio sulla materia che ogni scuola sceglierà per il Clil, e sia sostenuta in tutto o in buona parte in lingua straniera?



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COMMENTI
26/04/2014 - Due sole osservazioni (Franco Labella)

Sarò breve partendo dalla fine: proporre il CLIL come il nuovo che avanza significa che Palazzi, che pure segue e pubblica sul Sussidiario, ha seguito forse poco le vicende del velleitarismo gelminiano sui contenuti veicolati in lingua straniera e gli illuminanti recenti articoli. Perché se scambia magari l'esperienza in materia della sua scuola per lo standard nazionale significa che, forse, sarebbe utile una visuale un po' più larga visto il tema dell'articolo. Quanto al resto ed alle aspettative sul ministro Giannini: mi permetto di consigliare a Palazzi proprio quell'approfondimento (dalle linee guida espresse durante le audizioni parlamentari fino al recentissimo incontro con i sindacati) che lui stesso ipotizza e magari anche di tener presente cosa succederà alle Europee. Abbiamo letti tutti della candidatura a Strasburgo e questo magari spiega gli orizzonti limitati… In ultimo: ovviamente interpreto l'articolo di Palazzi come un wishful thinking in tempo utile e cioè prima dell'avvio dell'a.s. l'as.2015/2016. Ci mancherebbe solo una furbata di quelle a cui gli ultimi occupanti Viale Trastevere in via di trasloco ci hanno ampiamente abituato e cioè provvedimenti dell'ultima ora. Il bonus (malus) qualcosa dovrebbe pur aver insegnato... e se Giannini trasloca forse è il caso di non auspicare "regali". Anche perchè la cifra "velocità" del Governo Renzi non pare di buon auspicio vista la recente sortita di B. sulla pessima legge elettorale e sul Senato non elettivo

RISPOSTA:

Grazie delle osservazioni. Sulla prima, devo dire che per una volta non sono né voglio sembrare ingenuo. E non ho nemmeno esperienze qualificate da usare come benchmark, anzi io stesso mi sto preparando, con preoccupazione conoscendo le mie lacune. Dico solo che il CLIL è semplicemente necessario per farci uscire dal nostro primitivismo provinciale, stante che appena in una minoranza dei casi l'insegnamento linguistico classico porta a risultati concorrenziali con quel che, non da ora, è standard nella maggioranza dei paesi europei. Se vogliamo dare possibilità individuali di successo nell'Europa integrata a chi non è "nato fortunato", ma solo dalla scuola può sperare di avere qualcosa, bisogna fare un salto netto. Per cui non è ottimismo velleitario: è necessario che si rompano gli indugi, un po' come buttare in acqua uno che ha paura ad imparare a nuotare. Potrebbe persino funzionare. Sugli altri destini che potrebbero riguardare il ministro da qui ad un mese, non so. So che però, se non vogliamo mandare al macello i maturandi che oggi sono in quarta, una decisione è assolutamente improrogabile. Le ipotesi di lavoro non mancano. Non ci vuole l'eternità per decidere, basta solo avere la coscienza del problema e gli attributi per mettersi contro il Sistema. Oggi, e fino a settembre quando si dovranno avviare le programmazioni per la quinta, ha un senso. Vorrei invece evitare che qualcuno cadesse dal fico proprio all'ultima ora, facendo poi quel che Labella teme, e io pure. SP