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SCUOLA/ Quando il Tar "aiuta" la parità reale

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Per gli studenti delle scuole statali, invece, la parallela misura volta a sostenere i redditi più bassi era il "sostegno al reddito", cui era possibile accedere con i medesimi scaglioni di Isee ma a cui corrispondevano importi più contenuti (compresi tra 60 e 290 euro). Rivenuta l'identità della finalità per le suddette misure (supportare gli studenti meno abbienti), a fronte del medesimo bisogno evidenziato da identici livelli di Isee, è risultata illogica l'erogazione di misure economiche quantitativamente diversificate tra loro, in dipendenza del solo tipo di scuola frequentata.

Occorre puntualizzare che l'annullamento si limita agli atti censurati nella parte in cui prevedono, per il "sostegno al reddito", importi di valore inferiore rispetto alla speculare componente "integrazione al reddito" rivolta agli studenti delle paritarie. 

La nuova "Dote Maroni" modifica parzialmente l'assetto precedente, risultando, forse non casualmente, più allineata ai canoni di razionalità richiamati dalla Tar. Vengono confermate tutte le misure precedentemente previste dalla Dote, ma "scompare" l'integrazione al reddito quale componente aggiuntiva del buono scuola. Rimane così un'unica misura per i meno abbienti (cui accedono sia gli studenti delle paritarie che delle statali) la cui denominazione, tuttavia, è un richiamo al passato (e al futuro) "Contributo per l'acquisto di libri di testo e dotazioni tecnologiche". Inoltre, viene riabbracciato il discusso parametro nazionale Isee per l'accesso a tutti i benefici, abbandonando il peculiare Indicatore regionale di reddito, che tutto sommato rappresentava un baluardo della capacità dell'ente regionale di saper adottare strumenti specifici nell'attuazione di proprie politiche. 

Per inciso, le censure rivolte al diverso indicatore reddituale sono state respinte dal Tribunale, il quale ha affermato che lo strumento "si caratterizza per l'impiego di parametri di calcolo migliorativi rispetto a quelli previsti dall'Isee nazionale, perché tengono conto della composizione, della condizione del nucleo familiare e della presenza di persone con fragilità".

Tuttavia, i correttivi introdotti alla Dote paiono per lo più esser stati adottati sulla scorta della contrazione delle risorse finanziarie disponibili, come dimostra il fatto che l'utilizzo dell'Isee esclude un certo numero di famiglie che prima beneficiavano del buono scuola e che risultano ora esclusi dal sostegno al reddito sia gli studenti della scuola primaria che quelli della secondaria di II grado, dalla classe terza in poi.

Che tali provvedimenti siano stati adottati da una regione storicamente molto sensibile al diritto all'istruzione e alla libertà di scelta porta inevitabilmente la riflessione sul contesto attuale in cui stiamo vivendo e che sta chiamando tutti i livello di governo a compiere scelte importanti, compresa quella di rendere effettivo o meno quel diritto costituzionalmente riconosciuto che è la libertà di scelta delle famiglie in ordine all'istruzione dei figli. 



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COMMENTI
30/04/2014 - ALLE PARITARIE I “RISPARMI” DI GELMINI? (1/2) (Vincenzo Pascuzzi)

Gentile Elisa Fagnani, apprezzo e ringrazio per la replica. Peraltro, la sentenza del Tar non è definitiva ed è possibile il ricorso al C.d.S. Capisco perfettamente la sua esigenza familiare in ordine alla “istruzione dei figli piccoli oggi” verso la quale non ho nessuna preclusione di principio o ideologica. Esigenze analoghe sono numerose e diffuse anche in altri settori. Un mio familiare, proprio oggi, dal Cup regionale si è sentito proporre per una ecografia la data di ottobre 2015, cioè tra 17 mesi! A mio giudizio, simili esigenze non possono che essere affrontate a livello complessivo nazionale, regionale o di altro territorio. È il servizio collettivo fornito che deve portarsi a livelli migliori e soddisfacenti per tutti. Tornando alla scuola, sono noti i problemi endemici di quella statale: sicurezza degli edifici, affollamento delle classi, dispersione, precariato, retribuzioni indecenti del personale ed altri ancora. Problemi imputabili principalmente ai vari politici e ministri (compreso l’attuale: v. articolo di Giorgio Chiosso del 28 aprile), alla mancanza di strategie condivise, all’insufficienza delle risorse che furono tagliate nel 2008 e non più ripristinate. Ma anche la scuola paritaria cattolica ha-avrà sicuramente i suoi problemi: calo di iscrizioni, gestione padronale del personale, anche difficoltà economiche, sicuramente altri che non sappiamo.

 
30/04/2014 - ALLE PARITARIE I “RISPARMI” DI GELMINI? (2/2) (Vincenzo Pascuzzi)

Pertanto sarebbe un incomprensibile autolesionismo per lo Stato togliere ancora risorse alle statali per darle alle paritarie. Già adesso queste ultime ricevono circa 500 mln di euro all’anno che corrispondono – guarda caso! – proprio ai 500 mln che lo stesso Stato fa pagare ai genitori a titolo di "contributi volontari". Ancor più improponibile l’obiettivo prospettato dall'Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola il 15 marzo davanti al Duomo: “una pluralità di modelli educativi che le istituzioni garantiscono fino alla dimensione economica”. Come possono pensare l’Agesc, la Fidae, la stessa Cei di richiedere ed ottenere dallo Stato i 6 mld che – come dicono loro stessi – fanno “risparmiare” ogni anno? E non sarebbe questa somma enorme quasi pari proprio agli 8 e più mld tagliati da Gelmini? La questione paritarie ha anche diversi altri aspetti da affrontare e dibattere anche dopo il 10 maggio.

 
26/04/2014 - “Annamo ar Cupolone” (1/2) (Vincenzo Pascuzzi)

1) C’è chi cerca di fare buon viso a cattivo gioco, ma Il Tar ha riconosciuto che la Regione Lombardia ha discriminato gli studenti della scuola pubblica. Così dice chiaramente la sentenza del Tar: “L’amministrazione ha previsto, senza alcuna giustificazione ragionevole e con palese disparità di trattamento, delle erogazioni economiche diverse e più favorevoli per coloro che frequentano una scuola paritaria... pur a fronte della medesima necessità e della medesima situazione di bisogno economico”. 2) Con un solo piolo, corta e stretta: così apparirebbe la dote scuola lombarda paragonata a una scala. Più che dote, un’elemosina insufficiente e aleatoria per la "famiglia medio-benestante di 4 persone", che - secondo i conti di Maria Eva Virga (13.4.2014) – la scuola paritaria già se la può permettere di per sé. Scuola inarrivabile e perciò nessuna libertà di scelta, invece, per gli incapienti fino a 8 o 16.000 euro di Isee. Gli stessi incapienti già beffati dall'esca elettorale di 80 euro! Infatti mille euro di dote corrispondono solo alla quarta o quinta parte della retta annuale di una privata. 3) Per le finanze e il bilancio statale non è assolutamente nemmeno ipotizzabile in futuro l’erogazione di contributi pari o prossimi all’ammontare delle rette delle scuole paritarie! Occorrerebbero circa 6 miliardi e apparirebbe paradossale e intollerabile il contributo volontario-obbligatorio chiesto dalle statali e che finisce poi come dote scuola alle paritarie!

 
26/04/2014 - “Annamo ar Cupolone” (2/2) (Vincenzo Pascuzzi)

4) Cardinali, vescovi, preti, suore e laici sono mobilitati dalla Cei per difendere, incrementare, estendere i contributi statali per le paritarie cattoliche, in pesante crisi di iscrizioni. Dopo incontri o feste cittadine del tipo ”Andemm al Domm” del 15 marzo a Milano, per il 10 maggio è in programma una manifestazione nazionale a Roma in piazza S. Pietro. Una sorta di …. “Annamo ar Cupolone” con migliaia studenti delle cattoliche da tutt’Italia fare numero e indiretta pressione su alcuni politici interessati. Però non è scontato, è ancora da vedere se papa Bergoglio supporterà i suoi cardinali, vescovi, ecc. in questa loro iniziativa appoggiando davvero quella che potrebbe apparire come una anacronistica crociata, quasi una riedizione della crociata dei fanciulli di otto secoli addietro.

RISPOSTA:

Caro Pascuzzi, mi trova d’accordo quando dice che la difesa delle scuole paritarie può apparire come un’anacronistica crociata, ma purtroppo io ho i figli piccoli oggi e oggi devo occuparmi della loro istruzione: nel 2014, e non 30 anni fa. Sarebbe bello se potessi in piena libertà scegliere la scuola cui iscriverli, ma purtroppo siamo ancora allo stesso punto di 30 anni fa. Mi permetto solo di segnalarle che l’affermazione del Tar che lei ha riportato non è riferita al buono scuola: il fatto che venga concesso solo a chi sostiene una retta per l’istruzione dei figli è stato ritenuto, giustamente e per l’ennesima volta, ragionevole. I ricorrenti (i cui figli sono iscritti a scuole statali) sostenevano, tra le altre cose, che il buono scuola fosse dovuto anche a loro, perché si realizzasse la parità di trattamento. Il trattamento “non pari” il Tar lo ha rilevato invece solo sul sostegno al reddito (che è quella misura che in pratica va a coprire le spese per i libri di testo): era più elevato per chi frequentava le scuole paritarie. Ma da quest’anno il sistema è stato ritoccato e c’è piena parità di trattamento: l'importo è basso per tutti! EF