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SCUOLA/ Quando il Tar "aiuta" la parità reale

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La sentenza del Tar della Regione Lombardia depositata il 2 aprile scorso ha sancito l'annullamento di alcuni atti amministrativi relativi all'assegnazione della dote scuola rivolta agli studenti lombardi per l'a.s. 2013/2014. 

Il ricorso, parzialmente accolto, mirava a contestare il supposto effetto discriminatorio derivante dal sistema "dote scuola" che prevede l'erogazione del buono scuola solo in favore degli studenti delle scuole che applicano una retta di iscrizione o frequenza, finendo per agevolare l'accesso a scuole paritarie, contestando altresì che la misura del "buono scuola", complessivamente inteso, fosse molto superiore a quella del "sostegno al reddito", unica e diversa misura cui era consentito l'accesso ai ricorrenti. 

Il Tar non perde l'occasione per fare chiarezza sulla complessa architettura che regge le erogazioni alle famiglie. Il risultato? 1) la chiara affermazione di legittimità e di ragionevolezza complessiva del sistema dote e del buono scuola in particolare; 2) uno stringente richiamo alla razionalità e alla coerenza nell'esercizio della discrezionalità amministrativa nella programmazione delle misure di sostegno agli studenti meno abbienti e alla libertà di scelta delle famiglie. 

Circa la supposta incostituzionalità del diverso trattamento rivolto agli studenti delle scuole paritarie rispetto alle scuole statali - cui il ricorso chiaramente mirava – il Tar ha affermato che la scelta di prevedere uno specifico beneficio (il buono scuola), riservato agli studenti delle scuole sottoposti al pagamento di una retta è coerente con le norme generali e i principi fondamentali che governano la materia, richiamando, quali parametri di riferimento, gli art. 33 e 34 Cost. e i principi di cui sono espressione, quali la libertà di insegnamento, la libertà di scelta e l'autonomia scolastica, nonché ciò che la Corte costituzionale ha già indicato come "obiettivo prioritario", ovvero l'espansione dell'offerta formativa e la conseguente generalizzazione della domanda di istruzione dall'infanzia lungo tutto l'arco della vita (sent. Corte Cost. 42/2003). È lo stesso Tribunale ad affermare che "la pluralità dell'offerta formativa è tale solo se i destinatari sono realmente posti nella condizione di accedere ai percorsi scolastici offerti dalle scuole private, perché solo così si tutela la libertà di scelta e si assicura la pari opportunità di accesso ai percorsi offerti dalle scuole non statali".

Nondimeno, nell'esame puntiglioso del sistema Dote, il Tar ha rilevato (e da qui l'annullamento dei relativi atti) una disparità di trattamento e l'illogicità della scelta operata dall'amministrazione regionale con specifico riferimento alle misure volte al sostegno delle famiglie con redditi bassi (Isee fino a euro 15.458), ingiustificatamente differenziate negli importi attribuibili a seconda del tipo di scuola frequentata (statale o paritaria). Fino all'a.s. 2013/14, infatti, per gli studenti delle scuole paritarie era prevista l'"integrazione al reddito" quale componente (ulteriore ed aggiuntiva) del "buono scuola". 



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COMMENTI
30/04/2014 - ALLE PARITARIE I “RISPARMI” DI GELMINI? (1/2) (Vincenzo Pascuzzi)

Gentile Elisa Fagnani, apprezzo e ringrazio per la replica. Peraltro, la sentenza del Tar non è definitiva ed è possibile il ricorso al C.d.S. Capisco perfettamente la sua esigenza familiare in ordine alla “istruzione dei figli piccoli oggi” verso la quale non ho nessuna preclusione di principio o ideologica. Esigenze analoghe sono numerose e diffuse anche in altri settori. Un mio familiare, proprio oggi, dal Cup regionale si è sentito proporre per una ecografia la data di ottobre 2015, cioè tra 17 mesi! A mio giudizio, simili esigenze non possono che essere affrontate a livello complessivo nazionale, regionale o di altro territorio. È il servizio collettivo fornito che deve portarsi a livelli migliori e soddisfacenti per tutti. Tornando alla scuola, sono noti i problemi endemici di quella statale: sicurezza degli edifici, affollamento delle classi, dispersione, precariato, retribuzioni indecenti del personale ed altri ancora. Problemi imputabili principalmente ai vari politici e ministri (compreso l’attuale: v. articolo di Giorgio Chiosso del 28 aprile), alla mancanza di strategie condivise, all’insufficienza delle risorse che furono tagliate nel 2008 e non più ripristinate. Ma anche la scuola paritaria cattolica ha-avrà sicuramente i suoi problemi: calo di iscrizioni, gestione padronale del personale, anche difficoltà economiche, sicuramente altri che non sappiamo.

 
30/04/2014 - ALLE PARITARIE I “RISPARMI” DI GELMINI? (2/2) (Vincenzo Pascuzzi)

Pertanto sarebbe un incomprensibile autolesionismo per lo Stato togliere ancora risorse alle statali per darle alle paritarie. Già adesso queste ultime ricevono circa 500 mln di euro all’anno che corrispondono – guarda caso! – proprio ai 500 mln che lo stesso Stato fa pagare ai genitori a titolo di "contributi volontari". Ancor più improponibile l’obiettivo prospettato dall'Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola il 15 marzo davanti al Duomo: “una pluralità di modelli educativi che le istituzioni garantiscono fino alla dimensione economica”. Come possono pensare l’Agesc, la Fidae, la stessa Cei di richiedere ed ottenere dallo Stato i 6 mld che – come dicono loro stessi – fanno “risparmiare” ogni anno? E non sarebbe questa somma enorme quasi pari proprio agli 8 e più mld tagliati da Gelmini? La questione paritarie ha anche diversi altri aspetti da affrontare e dibattere anche dopo il 10 maggio.

 
26/04/2014 - “Annamo ar Cupolone” (1/2) (Vincenzo Pascuzzi)

1) C’è chi cerca di fare buon viso a cattivo gioco, ma Il Tar ha riconosciuto che la Regione Lombardia ha discriminato gli studenti della scuola pubblica. Così dice chiaramente la sentenza del Tar: “L’amministrazione ha previsto, senza alcuna giustificazione ragionevole e con palese disparità di trattamento, delle erogazioni economiche diverse e più favorevoli per coloro che frequentano una scuola paritaria... pur a fronte della medesima necessità e della medesima situazione di bisogno economico”. 2) Con un solo piolo, corta e stretta: così apparirebbe la dote scuola lombarda paragonata a una scala. Più che dote, un’elemosina insufficiente e aleatoria per la "famiglia medio-benestante di 4 persone", che - secondo i conti di Maria Eva Virga (13.4.2014) – la scuola paritaria già se la può permettere di per sé. Scuola inarrivabile e perciò nessuna libertà di scelta, invece, per gli incapienti fino a 8 o 16.000 euro di Isee. Gli stessi incapienti già beffati dall'esca elettorale di 80 euro! Infatti mille euro di dote corrispondono solo alla quarta o quinta parte della retta annuale di una privata. 3) Per le finanze e il bilancio statale non è assolutamente nemmeno ipotizzabile in futuro l’erogazione di contributi pari o prossimi all’ammontare delle rette delle scuole paritarie! Occorrerebbero circa 6 miliardi e apparirebbe paradossale e intollerabile il contributo volontario-obbligatorio chiesto dalle statali e che finisce poi come dote scuola alle paritarie!

 
26/04/2014 - “Annamo ar Cupolone” (2/2) (Vincenzo Pascuzzi)

4) Cardinali, vescovi, preti, suore e laici sono mobilitati dalla Cei per difendere, incrementare, estendere i contributi statali per le paritarie cattoliche, in pesante crisi di iscrizioni. Dopo incontri o feste cittadine del tipo ”Andemm al Domm” del 15 marzo a Milano, per il 10 maggio è in programma una manifestazione nazionale a Roma in piazza S. Pietro. Una sorta di …. “Annamo ar Cupolone” con migliaia studenti delle cattoliche da tutt’Italia fare numero e indiretta pressione su alcuni politici interessati. Però non è scontato, è ancora da vedere se papa Bergoglio supporterà i suoi cardinali, vescovi, ecc. in questa loro iniziativa appoggiando davvero quella che potrebbe apparire come una anacronistica crociata, quasi una riedizione della crociata dei fanciulli di otto secoli addietro.

RISPOSTA:

Caro Pascuzzi, mi trova d’accordo quando dice che la difesa delle scuole paritarie può apparire come un’anacronistica crociata, ma purtroppo io ho i figli piccoli oggi e oggi devo occuparmi della loro istruzione: nel 2014, e non 30 anni fa. Sarebbe bello se potessi in piena libertà scegliere la scuola cui iscriverli, ma purtroppo siamo ancora allo stesso punto di 30 anni fa. Mi permetto solo di segnalarle che l’affermazione del Tar che lei ha riportato non è riferita al buono scuola: il fatto che venga concesso solo a chi sostiene una retta per l’istruzione dei figli è stato ritenuto, giustamente e per l’ennesima volta, ragionevole. I ricorrenti (i cui figli sono iscritti a scuole statali) sostenevano, tra le altre cose, che il buono scuola fosse dovuto anche a loro, perché si realizzasse la parità di trattamento. Il trattamento “non pari” il Tar lo ha rilevato invece solo sul sostegno al reddito (che è quella misura che in pratica va a coprire le spese per i libri di testo): era più elevato per chi frequentava le scuole paritarie. Ma da quest’anno il sistema è stato ritoccato e c’è piena parità di trattamento: l'importo è basso per tutti! EF