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SCUOLA/ Geografia economica, un "dazio" pagato a chi?

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Ma al di là di questo: chi ha deciso questo forzoso "ampliamento dell'offerta formativa"? Se non sbaglio dovrebbero essere le scuole a decidere questo e dovrebbero farlo senza superare le 32 ore.  Quale urgente e ineludibile esigenza didattica ha portato a porre migliaia di ore (per 3,3 milioni di euro nell'anno 2014 e di 9,9 milioni a decorrere dall'anno 2015) a carico del bilancio dell'istruzione,  mentre le scuole non riescono a far fronte alle esigenze più pressanti? Qualcuno ha pensato al potenziale effetto domino? Superato il tabù delle 32 ore, si tratta solo di fare pressione in modo più efficace per vedersi accontentare. Inizieranno le richieste, tutte uguali: più ore. E come si potrà rispondere di no? Faranno intervenire i saggi, la cabina di regia, gli intellettuali per dimostrare quanto sia buono e giusto aggiungere un'ora di geografia e invece riprovevole assegnarne una in più di fisica, o chimica o disegno tecnico? 

Forse sarebbe meglio congelare la situazione almeno per un anno e, se possibile, non iniziare con una serie di riforme Arlecchino a modificare un impianto che non è ancora arrivato in quinta; e magari pensare agli studenti di quarta che non sanno ancora come sarà l'esame di stato del prossimo anno.



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COMMENTI
30/04/2014 - C'è di peggio: più bocciature! (ROBERTO PELLEGATTA)

Non solo condivido in pieno le preoccupazioni, espresse in maniera molto educata e troppo benevola verso chi ha pensato di relegare la geografia in un'ora di lezione! Ma aggiungo che questa infausta idea (troppo sospetta di favori corporativi... al mondo universitario) porterà ad un aumento delle bocciature in istituti già in grave difficoltà per la dispersione scolastica da affrontare. Potrebbe arrivare un docente in più allo scrutinio finale, inevitabilmente deluso dal non aver ottenuto con un'ora un apprendimento valido, quindi portatore di ulteriori elementi negativi al giudizio finale. Meno apprendimento, meno fascino verso la geografia, più bocciati. Grazie Carrozza!

 
30/04/2014 - Più che "dazio." è un patchwork (Franco Labella)

Forse l'autrice non se ne è accorta ma il ragionamento che sviluppa ha una contraddizione di fondo: il riordino gelminiano non ha alcuna idea forte che non fosse quella dei tagli. E con i tagli ed i ritagli si fa solo un patchwork. Quindi niente trame ordinate e disegni omogenei. Ed allora diventa arbitrario arrivare alle conclusioni a cui arriva la Indinimeo: perché pure lei continua a ragionare su "conti pubblici che si appesantiscono" piuttosto che articolare un minimo di riflessione sul core curriculum. Quanto all'effetto domino: chiedo alla ex collega Indinimeo cosa dovrebbe trattenerci (mi riferisco ai colleghi che insegnano Diritto e Economia) dal provare a sconfiggere una scelta assurda, immotivata e contrassegnata dal "fato" (ci fosse toccata la Gelmini tre anni dopo, l'eliminazione del Diritto non ci sarebbe stata…) e per nulla giustificata da una pretesa "inutilità" della disciplina? L'idea che pure noi cerchiamo qualcuno che… dovrei usare una frase forte e volgare al posto del "dazio", ma sono una persona per bene e non lo faccio ma chiedo ancora: è possibile che decisioni importanti siano il frutto dell'improvvisazione e dell'incompetenza? E noi dobbiamo pagare pegno solo perché non ci sono incompetenti ed improvvisatori favorevoli ad una esigenza di studio ed approfondimento (quello del Diritto) che tutti i santi giorni fa capolino in ogni ambito della realtà odierna? Prof. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia.