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SCUOLA/ Quando una cattiva riforma fa rivivere Tacito e Catullo

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Per non limitarsi sempre al pur eccellente lavoro dell'Accademia Vivarium Novum qui in Italia e per fare invece alcuni nomi per esempio d'oltreoceano, certamente è doveroso citare i dipartimenti dove lavorano i professori Terence Tunberg e Milena Minkova (University of Kentucky) o la professoressa Nancy Llewellyn (Wyoming Catholic College), che hanno saputo coniugare la ricerca specialistica con la didattica del latino secondo il metodo-natura in ambito accademico. Attraverso YouTube è possibile vedere (e ascoltare!) diversi esempi di conferenze, esperimenti didattici, interviste, ecc., scilicet latine

Così la necessità forzata dalla riorganizzazione della scuola ha permesso ad alcuni di superare il pregiudizio o la paura e di cercare nuove possibilità, che − come ho già avuto modo di esprimere su questo giornale − sono nuove solo perché da tempo dimenticate. Mi è capitato pertanto negli ultimi tre anni di essere chiamato in diverse scuole a presentare il metodo natura, e in particolare nell'ottobre del 2013 al convegno annuale della rete Europa Latina che si è tenuto a San Felice sul Benaco, la principale rete di scuole in Italia che a livello di secondaria superiore promuove l'aggiornamento e l'approfondimento della didattica del latino secondo il metodo natura. 

In quel contesto ho avuto l'occasione di fare un bilancio di circa dieci anni di insegnamento, dei tentativi fatti, del materiale raccolto, del peso da dare ai diversi fattori del metodo e della relazione tra il metodo e i fattori contestuali (tipologia di scuola, tipologia di classe, problematiche generali e specifiche inerenti lo studio e la scuola, ecc.). A conclusione di quel lavoro mi sento di dire che nel contesto attuale, con una classe di liceo scientifico di medio livello è possibile arrivare a completare il quadro morfosintattico e lessicale atto a leggere, comprendere e discutere alcuni testi di Catullo senza vocabolario alla fine della seconda classe. 

Ciò costituisce un ottimo ponte con la storia letteraria che si deve svolgere in triennio, poiché essendo anche qui intervenuta una riduzione oraria, ed essendo necessario nuovamente individuare delle priorità, si può ripensare il canone degli autori, non solo riducendoli ma redistribuendoli su un arco temporale diverso. Si può pertanto cominciare dal I sec. a.C. − che segna il momento in cui la lingua viene regolamentata in modo sostanzialmente definitivo (come ha ben dimostrato W. Stroh) − sacrificando la lunga stagione arcaica, di cui si può leggere qualche opera in traduzione, magari di teatro, per provare poi a spingersi nel corso del triennio anche al di là delle colonne d'Ercole del II sec. d.C., ovvero fino a Boezio, come propone la bellissima Storia della Letteratura Latina di M. Von Albrecht. 

Certo anche in questo caso va ripensato il metodo dell'insegnamento e presupponendo di poter svolgere il metodo-natura su tutti e cinque gli anni, si potrebbe ridurre drasticamente la descrizione storico-letteraria a vantaggio di una canone di letture in lingua, solo per i cui autori ci si dedicherebbe alla relativa contestualizzazione. 



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