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SCUOLA/ Quando una cattiva riforma fa rivivere Tacito e Catullo

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Se ciò che propongo funziona, potremmo aspettarci di avere in uscita dalla classe quinta degli studenti che posseggano un livello di acquisizione linguistica tale da poter leggere scorrevolmente un'opera in latino di media difficoltà, avendo alle spalle un canone di letture effettivamente svolte. Se è vero che vitae non scholae discimus, quale esito migliore di aver dato ai ragazzi la possibilità di proseguire in proprio lungo tutta la vita l'avventura della lettura dei classici nella loro lingua? Forse in questo modo, avendo ridato una passione perché abbiamo ridato l'esperienza viva e diretta dei classici, potremo educare delle generazioni che in futuro potranno pensare che tre orette settimanali per la lingua e la letteratura latina siano poche. 



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