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SCUOLA/ L'ipocrisia delle regole, la verità del perdono

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Raccontare, incontrare, senza anacronismi e senza categorie sociologiche. Come è successo in una scuola di Napoli, al Sacro cuore. Una prof invita una donna che 30 anni fa ha perso la figlia barbaramente uccisa in un agguato di mafia. In realtà la vittima destinata non era la piccola Simonetta Lamberti ma suo padre. Magistrato, che in quegli anni stava conducendo indagini pericolose. Egli rimase solamente ferito e ai primi colpi del commando che doveva giustiziarlo aveva abbassato la testa decretando, senza volerlo, la morte della  piccola. 

Racconta la signora Procaccini, la madre, oggi preside in pensione, ai ragazzi che si erano preparati ad accoglierla. Hanno predisposto la classe con i banchi tutti vicini, a formare un banco solo, intorno al quale sedersi per ascoltare, da lei, la madre, che ha impiegato una vita intera a riprendersi un po' di vita. L'hanno nutrita per un anno e mezzo con le flebo, dopo l'assassinio. Poi sono venuti altri due figli. − Perché? – chiedono i ragazzi. E lei: non avevo altro modo per affermare la vita. Poi la separazione dal marito. − Perché? − Non si è mai veramente ripreso dal dolore infinito. − E lei come ha fatto a superare il dolore? − chiedono ancora i ragazzi. − All'inizio mi ha aiutato l'aver cominciato a scrivere poesie che a rileggerle oggi sembrano bruttissime, spezzate. Non ho mai pensato neanche per un attimo all'assassino di mia figlia. − Ma nel caso che se lo trovasse davanti? incalzano gli alunni della professoressa Falduti.

E la madre racconta come ciò sia realmente successo. In tribunale, lo scorso ottobre, alla riapertura del processo, dopo trent'anni, per l'omicidio della piccola Simonetta. Del commando, composto di cinque persone, uno solo era sopravvissuto alle faide di mafia nel corso degli anni e costui è in carcere, condannato all'ergastolo, per altri motivi. Un giorno chiede di conferire con il magistrato e gli racconta di essere l'assassino della piccola Simonetta Lamberti. Come mai, dopo trent'anni, e per nessun vantaggio apparente, un uomo ormai condannato all'ergastolo vuole confessare un altro omicidio? Risponde così al magistrato che glielo chiedeva: ho visto in carcere un filmato in cui si uccide una bimba bionda dai boccoli d'oro e la frangetta e non ce l'ho fatta più a tenermelo dentro. Alla prima udienza del processo chiede anche di incontrare la madre. Lei accetta. E lui le chiede perdono. − E lei cosa ha fatto? − chiedono i ragazzi, quasi con il timore di spezzare il silenzio che è sceso in quella classe di solito vivace e chiassosa. La madre: l'ho visto in gabbia, come un animale allo zoo. − Se non ti perdono, a me non ne verrà niente. Ma se ti perdono, qualcosa di buono può venire alla tua vita −. 



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