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SCUOLA/ L'ipocrisia delle regole, la verità del perdono

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Racconta la prof, e questa è la parte più vera, che quel perdono la signora "lo stava ridicendo per noi. Lo stava riperdonando davanti a noi". E quando se ne è andata ha baciato i ragazzi uno ad uno. Prima di incontrarli si era fatta raccontare chi erano, il preside della scuola le aveva illustrato alcuni momenti di fatica personale che qualche ragazzo di quella classe stava vivendo. Ora la signora Procaccini, oltre a fare la nonna, dedica il suo tempo a un progetto con i detenuti del carcere di Nisida. Scrive poesie, con loro. E loro l'attendono, perché anche un carcerato è un uomo. − Mi aspettano come un momento di respiro −. 

In quella classe non ci sono decaloghi. E non si insegna il diritto costituzionale o penale ma la vita. Cioè qualcosa che rinasce nella persona, e non una serie di regole. Magari la prossima riforma della scuola potrebbe prevedere di insegnare la storia attraverso i testimoni che muovono l'animo e accendono il cuore e la ragione. Altrimenti ci pensiamo noi, come al Sacro Cuore. Succede a Napoli.



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