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SCUOLA/ L'ipocrisia delle regole, la verità del perdono

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Se c'è una cosa che ho sempre mal sopportato da quando ho messo piede nella scuola italiana è l'educazione alla legalità. Che vuol dire? Che cosa è "legale"? A cosa ci dobbiamo educare? Che il concetto della legalità sia contenuto nell'educazione è del tutto ovvio. È come dire che il compito degli insegnanti sia innalzare il più possibile gli esiti di apprendimento degli alunni. Se no, cos'altro? Tante volte, infatti, questa mission non permane come nucleo fondante dell'operare della scuola: il docente esiste, ha ragion d'essere,  perché il ragazzo possa imparare e crescere. Bene. Sempre di più. Non per applicare una serie di regole. Esse sono solo lo strumento per una "buona" scuola, non l'essenza. 

Ecco: una serie di regole, questa è, tante volte oggi, l'educazione alla legalità. Che nulla ha a che fare con il punto sorgivo che suscita nella persona il desiderio e il bisogno di una "cultura" della legalità. Dovremmo rispondere, invece, alle domande dei ragazzi: cosa è il Diritto della persona umana? E cosa è la Giustizia? Prendiamo il recente anniversario della morte di don Peppe Diana. E l'Associazione "Libera" di don Ciotti ha organizzato il 21 marzo l'annuale giusta e attesa giornata in memoria delle vittime di tutte le mafie. Per non dimenticare, come la Shoah. 

Solo che noi, a scuola, non facciamo esattamente questo, piuttosto desideriamo dimenticare, distrarci di nuovo. Svagare la mente per non appesantirla di cose troppo tristi. È sufficiente appendere ai muri della classe i decaloghi delle buone regole della convivenza civile: non si fa, non si dice, non è giusto… e così ci siamo messi la coscienza a posto. Anche quest'anno abbiamo ripetuto le azioni di sempre, politicamente corrette, enunciato e denunciato, secondo il sacrosanto diritto della Costituzione, che è molto vile che lo Stato non ci sia. Mentre lo Stato, per sua parte, ha giustamente emanato la sua brava circolare che richiama l'attenzione educativa della scuola italiana sul fenomeno. 

Da qui i progetti, i concorsi a premi, le celebrazioni. Per non dimenticare. Noi, qui giù nelle classi, ci adeguiamo. Ci siamo abituati, per non dire rassegnati al fatto che per la scuola transitano tutte le educazioni, dalla sessualità all'ambiente, dalla cittadinanza al bene comune. Chi non si è espresso sul dovere della scuola di educare e sensibilizzare le nuove generazioni. Chi non si è esercitato in lamentazioni sullo Stato che dovrebbe fare di più, incentivando la cultura della legalità e l'insegnamento del diritto nelle scuole. Io credo, invece, che bisognerebbe piuttosto raccontare ai ragazzi le storie e le vite di questi uomini e donne. Vittime innocenti, Gente seria. Testimoni. 



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