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SCUOLA/ Gentili: i dati Ocse premiano i giovani, non la scuola

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Oggi le imprese hanno bisogno di giovani in grado di fare "problem solving" ma insieme "problem setting": capire come affrontare tecnicamente un caso specifico e come impostare un ragionamento per semplificare questioni più complesse. Nel mercato del lavoro, in particolare nell'industria, ha più chance di assunzione e carriera non solo chi sceglie una un percorso tecnico-scientifico piuttosto che un percorso umanistico, ma chi ha capito quanto importanti siano le competenze pratiche e, sollecitato o no dalla scuola, ha pensato bene di costruirsele.

Il problema della didattica per competenze nelle nostre scuole è un problema reale. Esso si risolve facendo più laboratori, più alternanza scuola-lavoro, più formazione on the job, più lavoro di squadra, più progetti di auto-imprenditorialità. Su ciascuno di questi fattori il sistema italiano è molto indietro. Ma i nostri giovani hanno lanciato un segnale: se non ci date la didattica per competenze ci diamo l'auto-didattica per competenze. Ma non basterà: i test hanno dimostrato intanto che la distanza tra studenti del Nord e del Sud Italia è ancora rilevante (gli studenti meridionali sono sotto la media Ocse), ma anche che Giappone, Corea, Canada e Finlandia sono ancora molte spanne sopra di noi. Ce la giochiamo in Europa con Francia e Germania (una volta tanto dietro di noi) ma c'è ancora molto lavoro da fare.

Abbiamo intanto bisogno di una svolta culturale: parlare di competenze a scuola non deve essere un tabù. I nostri ragazzi che sono più "avanti" ci dimostrano quanto siano reattivi e quanto potenziale il nostro Paese abbia a disposizione. È il caso che il sistema scolastico si interroghi e si adegui a questa realtà, altrimenti potrà pretendere sempre con meno autorevolezza di ergersi a guida e punto di riferimento per le nuove generazioni. Molto meglio, comunque, sarebbe che la scuola si faccia aiutare di più dall'esterno: imprese, lavoratori, istituzioni locali, tutti possono (e devono) dare il loro contributo per mettere a sistema quella irrefrenabile energia che gli studenti italiani, nonostante mille problemi, hanno dimostrato ancora una volta di avere. 

Che la scuola debba imparare da loro?!



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