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SCUOLA/ Quando gli adulti "distruggono" il tempo dei bambini

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Piccoli manager crescono? (Infophoto)  Piccoli manager crescono? (Infophoto)

Il giocattolo, sempre più sofisticato e tecnologico e certificato dagli esperti, finisce per rendere il gioco un'esperienza unidirezionale, precostituita, a suo modo ripetitiva pur nella sua (limitata) variabilità, ultimamente prevedibile. Abbiamo dimenticato come invece i bambini trovino piacere a giocare con i materiali di risulta degli adulti. Pezzi di stoffa, legnetti, ritagli di pasta, materiali vari della vita dei grandi, nelle loro mani si trasformano in realtà magnifiche, imprevedibili, incalcolabili. 

Per loro, come per noi, avere segmenti di tempo non pre-occupato non è una affatto una maledizione né uno spreco, è l'opportunità di chiedersi cosa si può fare, l'occasione per farsi venire un'idea in proprio, per farsi venire voglia di qualcosa. Leggere un libro, ad esempio, sottratto all'imperativo cui viene di solito associato, si può costituire come un'iniziativa individuale, lo stesso vale per concedersi di pensare senza necessariamente far agire il corpo.

Dentro la tentazione funzionalistica che ci assale ogni atto, ogni istante acquisisce valore solo se orientato a preparare ciò che verrà dopo, in una consunzione dell'esistenza che sposta continuamente in un luogo altro e in un tempo altro il momento della soddisfazione. La soddisfazione, invece, è esperienza nel qui ed ora dell'istante, ha il sapore di una conclusione che permette la riattivazione del moto, ma non dentro una prospettiva di rimando eterno, quanto nel rilancio dell'iniziativa. 

Permetterci e permettere ai nostri giovani di vivere bene il tempo è un favore che possiamo farci. Il moto umano non è un moto perpetuo, è un moto a meta. E il moto va pensato, costruito, agito e anche assaporato, nel tempo.



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COMMENTI
07/04/2014 - Come nel gioco del rugby (LUISA TAVECCHIA)

Il moto umano non è un moto perpetuo, è un moto a meta. Come nel gioco del rugby, un o' si va avanti un po' si retrocede, ma sempre per raggiungere la meta. Mi ci ritrovo proprio in queste considerazioni molto preziose. Rucordo quando ero bambina che giocavo con i tappi delle bottiglie o con i coperchi delle pentole per fare musica. Ma quanto ci si divertiva. Grazie luisa