BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Studenti italiani bravi a risolvere i problemi, ma non grazie al pc

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

Altrettanto significative – e su questo si rimanda ad una lettura delle tabelle poste in appendice al rapporto −, sono le differenze regionali italiane, che riproducono grosso modo quanto si è già riscontrato per le altre literacy. Anche in questo caso il Nord ha posizioni migliori, con il Nord-Ovest che precede di poco il Nord-Est e lo pone ai livelli più alti al mondo.
Un ultimo dato rilevante riguarda le differenze tra istituti, con i licei in posizione di superiorità  rispetto ai tecnici ed ai professionali, ma con scarti sensibilmente inferiori rispetto a quelli per le competenze matematiche e di lettura.
Il rapporto internazionale dedica il capitolo finale a suggerire elementi utili nell'ottica di definire politiche e pratiche scolastiche orientate al successo formativo di tutti gli studenti, partendo dalla previsione che studenti con migliori potenzialità in termini di problem solving hanno migliori possibilità di trovare occupazioni di prestigio.
Il rapporto fa riferimento anche alle cosidette best practice, rappresentati dalle esperienze della Provincia dell'Alberta in Canada, o da Singapore, che sono tra i "top peformer". Punti forza del successo di tali sistemi sono la messa a punto di curricoli innovativi che valorizzino il pensiero critico, le capacità di risolvere problemi e prendere decisioni, stimolando approcci creativi e non convenzionali.
Presupposto per la sviluppo del problem solving è quello di non insegnare le soluzioni su quesiti precostituiti in modo standardizzato, ma di creare contesti scolastici in grado di stimolare la riflessione e la ricerca di significato da parte degli studenti, nonché le capacità metacognitive. Fondamentale è la promozione di un approccio interdisciplinare, anzi "inter-curricolare" e la promozione di progetti ricchi di significato e di stimoli.
Tali approcci possono risultare efficaci, mette in guardia il rapporto, soltanto nel quadro di un orientamento costante alla valutazione degli apprendimenti e delle competenze che si intendono sviluppare.
È chiaro che per tradurre tali indicazioni in politiche e linee di intervento concrete da parte degli organi ci governo si richiede un'opportuna capacità di riflessione e di elaborazione, per poter veramente conseguire il miglioramento dei sistemi scolastici: le soluzioni devono adeguarsi ai diversi contesti culturali, sociali ed economici su cui essi vanno ad agire.
La lettura del rapporto, pur evidenziando indubbi aspetti positivi, sembrerebbe comunque evidenziare alcune criticità della scuola italiana, che non è in grado di soddisfare pienamente i bisogni formativi di ampie categorie di studenti; alla luce ci ciò sarebbe importante porsi nell'ottica di ripensare le modalità di insegnare ed apprendere delle nostre scuole, per poter progettare ed attuare curricoli adatti ad affrontare le sfide che il futuro ci riserva.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.