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SCUOLA/ Quei giovani così "infantili" che preoccupano i prof

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Dal film "Marcellino pane e vino" di Ladislao Vajda (1955) (Immagine d'archivio)  Dal film "Marcellino pane e vino" di Ladislao Vajda (1955) (Immagine d'archivio)

Poi ce ne sono altri che non si impegnano proprio. A parte Giovanni, sempre attanagliato da una strana malavoglia, c'è Giuseppe: mi ha consegnato il foglio praticamente tutto bianco. Solo due righe. Belle, va bene: «M'illumino d'immenso». Però troppo striminzito: fa il minimo indispensabile, non si applica proprio. Nemmeno si rende conto, nonostante tutti i corsi di educazione ambientale, di quanta carta che spreca!

Virgilio, poi, è andato un'altra volta fuori traccia. Gli ho dato un compito facile facile, sull'impero di Augusto, e ha fatto dodici colonne prendendola dalla guerra di Troia! Ma che c'entrava, dico io? Quando girano intorno alla domanda è perché non sanno rispondere. Tra l'altro, non ha neanche finito di ricopiare e qualche frase me l'ha lasciata in brutta. Avesse almeno il dono della sintesi, che potrebbe servirgli un domani! Niente, questi ragazzi moderni non ci pensano al futuro: sono cresciuti nel mondo del "tutto e subito". Quando gli ho chiesto cosa avrebbe fatto dopo la scuola, Orazio mi ha risposto: «Smetti di chiederti cosa succederà domani. Carpe diem». 

Ma dove andremo a finire? Questi ragazzi non ti ascoltano. Ludovico pensa solo alla musica, e anziché a Roma vuole andare in gita a Vienna; ma quando gli diciamo qualcosa noi sembra che non senta proprio! 

Torquato è un altro personaggio strano: è venuto alla cattedra, stava consegnando il compito, e mi ha chiesto se andava bene. Gli ho risposto di sì, e lui è tornato al banco e l'ha riscritto da capo. Ma se gli avevo detto che andava benissimo! Quel ragazzo secondo me non ci sta molto con la testa: io dico che è un bes, e che avrebbe bisogno di un insegnante di sostegno.  

Quegli altri due poi li dobbiamo separare, ché stanno sempre a mandarsi dei bigliettini fra di loro: Seneca e Lucilio. Anzi, è l'ennesima volta che li cambio di posto, e lui mi ha detto che cambiare posto non cambia niente. Mi fa arrabbiare quella faccia imperturbabile in ogni momento. Anche i genitori non sanno più come fare: gli hanno tolto internet, non può più stare su Whatsapp con Lucilio, non lo fanno nemmeno più andare con gli amici agli spettacoli dei gladiatori, e lui rimane tranquillo, atarattico. Io non lo so, che cosa dobbiamo fare? gli dobbiamo tagliare le vene?

Chi li capisce è bravo. Non sanno ancora chi sono, è un momento delicato per loro, che ancora non hanno una personalità definita. Quel Luigi veramente sembra che non abbia capito chi è! Davanti ti fa una faccia e subito dopo te ne fa un'altra, come se ogni volta indossasse una maschera. Secondo me dovrebbe iscriversi al corso pomeridiano di teatro: lo aiuterebbe a non sentirsi nessuno.  



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