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SCUOLA/ Quei giovani così "infantili" che preoccupano i prof

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Dal film "Marcellino pane e vino" di Ladislao Vajda (1955) (Immagine d'archivio)  Dal film "Marcellino pane e vino" di Ladislao Vajda (1955) (Immagine d'archivio)

Io insegno in una classe difficile. Che ci volete fare, non ci sono più i ragazzi di una volta. Gli adolescenti di oggi sono così fragili! C'è bisogno che la scuola intervenga, che si faccia carico della loro formazione. Davvero, io a loro voglio bene come una mamma. Ho dato un compito, l'altro giorno. E molti hanno tirato fuori un'insospettabile vena poetica. Quanti casi umani, però!

C'è Giacomo, per esempio, quello bassino. Mi ha scritto che «tutto è poco e piccino» rispetto all'immensità dei suoi desideri e che quando gli hanno regalato un cavallo sì, è stato contento, ma ha sentito subito che era uno di quei piaceri «misti di dispiacere». Anzi, ha aggiunto che anche se avesse l'universo intero, «il desiderio nostro sarebbe ancora più grande che sì fatto universo». Io non li capisco più, questi ragazzi: hanno tutto e si lamentano! Le nostre generazioni sono cresciute a forza di sacrifici e con quel poco che avevamo stavamo bene; e questi qui più hanno e più vogliono! Ma dipende dalla famiglia: l'hanno viziato, troppi soldi in quella casa! E alla fine è chiaro che i ragazzi vengono fuori così, incontentabili. Si mette a parlare con la luna, lui, anziché socializzare un po' di più con i compagni. Dice pure che si annoia: per forza! secondo me dovrebbe fare un po' di volontariato, considerare gli uomini stretti «in social catena». Ma gli passerà, sono convinta. Ora stiamo organizzando una bella gita, a Roma, così Giacomino vede com'è il mondo fuori dal suo paesino, che non offre stimoli culturali adeguati a uno come lui a cui piace tanto leggere. 

Insomma, è un ragazzo un po' troppo introverso, e non è neanche l'unico. Anche Italo è molto timido: ogni volta che deve dire qualcosa, prima di decidersi ci pensa e ci ripensa, e non riesce mai a fare una cosa con convinzione e a portarla a termine. Ci deve mettere più impegno, secondo me, più volontà: lui è bravo ma potrebbe fare di più. E poi ha un brutto vizio: fuma. Lo becchiamo sempre in bagno con una sigaretta in mano. Gliel'abbiamo detto mille volte, e ogni volta ci ha fatto la stessa promessa: «questa è l'ultima sigaretta», dice. Ma ormai è dal primo anno che andiamo avanti così: dobbiamo prendere dei provvedimenti, così vediamo se la smette davvero! Forse noi non abbiamo le competenze per capire quella che, a questo punto, è diventata una vera e propria dipendenza: dovrebbe andare dallo psicologo.

Sono tutti troppo individualisti, in quella classe non c'è spirito di gruppo. E Giovanni avrebbe proprio bisogno di un nido che lo protegga, anche perché si vede che gli manca una figura paterna, e da quando è orfano si è legato morbosamente a sua sorella piccola, che va in un'altra classe. 



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