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SCUOLA/ Renzi-Giannini, le europee valgono bene un concorso

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Così ha precisato il ministro ieri durante il question time: «è importante dare regolarità ai concorsi. Non solo lo prevede la legge, dato che l'arruolamento dei docenti si fa al 50% da concorso e 50% da graduatorie ad esaurimento, ma anche perché il concorso è di fatto l'unico modo per garantire a tanti nuovi abilitati − e tra questi tantissimi giovani che si sono formati recentemente e scelgono l'insegnamento nella scuola per passione e vocazione − di poter avere una possibilità in tempi ragionevoli di entrare di ruolo a insegnare ai nostri ragazzi». Possibile che nessuno le abbia proposto una revisione delle legge? Possibile che questa sia l'unica vera forma di reclutamento?

Chi conosce e vive la scuola reale credo condivida la mia protesta. Vi sono infatti ragioni obiettive per bocciare questo concorso che costerà milioni di euro, per produrre ben poco, impegnerà quasi gratuitamente centinaia di presidi e docenti, solo per accontentare la smania della burocrazia di celebrare se stessa.

Da presidente di commissione in Veneto ho incontrato tanti giovani in gamba, ma, per la mia classe di concorso, per soli due posti. Due posti. Tante risorse per nulla.

Eppure, basterebbe dare un'occhiata a quelle che sono le modalità in tutto il mondo del lavoro, per stabilire, con una graduatoria, chi ha diritto ad avere un posto di lavoro per merito proprio. L'unica vera novità nell'ultimo concorso è stato il colloquio finale. Ma il vero colloquio finale dovrebbe avvenire all'interno della scuola, con una valutazione specifica. E non la passerella del comitato di valutazione, come è oggi.

Ma, si sa, da noi il merito è ancora un tabù. Nonostante poi si incontrino, per fortuna, tanti bravi giovani, accanto a tanti altri che scelgono la scuola perché altro non sarebbero in grado di fare.

È facile, è giusto dirlo, comprendere perché oggi l'insegnamento, per i giovani in gamba, non sia più una prima scelta, ma, in troppi casi, un ripiego, una seconda o terza scelta. Quando va bene.

I giovani che vi parteciperanno, in maggioranza, sono già inseriti nelle graduatorie ad esaurimento. Quindi, per loro, un nuovo calvario. Per stabilire poi che cosa? Quello che sanno, o se sanno davvero insegnare?

Io vorrei al mio fianco, quando preparo il piano cattedre per i miei 200 docenti, oltre alla Giannini, anche i grandi burocrati ministeriali. Forse si renderebbero conto, oltre la finzione dei loro deleteri castelli di carte, di una realtà che nemmeno immaginano. Ma ci vuole coraggio, per guardare in faccia la realtà. 



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COMMENTI
01/05/2014 - Ma il coraggio, se uno non ce l'ha... (ROBERTO PELLEGATTA)

Condivido e aggiungo: 17.000 per coprire 200.000 posti precari? Che sforzo anche solo nel mantenere le cose come stanno! Quindi il precariato in due anni aumenterà. E per le supplenze annuali (dove il coraggio della novità forse è più facile) continuiamo ad attendere nomine provinciali. A Milano le ultime lo scorso anno a novembre. Facciamo i concorsi, dice il Ministro. Stiamo ancora leccandoci le ferite gravi di quello dei presidi che dopo tre anni non è finito. Ed era solo per 1800 posti. Quindi i 17.000, meglio dirlo chiaro, entreranno nel 2018!