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SCUOLA/ Berlinguer: ci serve una rivoluzione "francescana"

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

Ci saranno gli uni e gli altri. Ora io non so cosa dirà il papa, è evidente. Però presumo, dal suo modo tipico di affrontare tutti i problemi e non solo quelli educativi, che il suo messaggio sarà semplice, povero, e per questo autorevole e convincente. È una autorevolezza la sua che non nasce dal soglio, ma dalla capacità di comprendere e comunicare le ragioni profonde. Basta guardare la faccia delle gente che lo ascolta per trovarne il riflesso.

Torniamo all'educazione, a quegli uni e a quegli altri che diceva. Chi sono, scusi?
C'è chi è cresciuto con l'idea che scuola, educazione e istruzione trasmettono dei saperi e stop. Questi uomini e queste donne non possono cambiare da un giorno all'altro. Tra loro ci sono persone preparatissime, non mi fraintenda. Ma è ora di voltare pagina, pensando all'attività educativa come qualcosa di interattivo. È questo che ci dice, tra le altre cose, la rete. L'interattività è alla base di ogni incontro e comunicazione tra persone, ma è anche alla base dell'apprendimento. È possibile che non tutti sono pronti a questo passaggio. Ma il papa può fare molto, moltissimo.

Insomma lei ha una grande fiducia in lui.
Guardi che queste cose non le dico per conformismo. Le dico perché non mi dimenticherò mai la sera dell'annnuncio, quando invece di rispondere con la formula canonica, Francesco uscì e disse semplicemente "Buonasera". È stata una rivoluzione culturale. Papa Francesco si è dimostrato capace di parlare all'uomo della strada, anche l'ultimo. E poi, la sua fortissima sensibilità sociale. Ma attenzione: è un gesuita.

Perché dice questo?
Vuol dire che sa molto bene cos'è lo studio, quello duro, forte. Ma parla in modo semplicissimo. È questa la vera cultura. Si ricorda cosa disse nel suo incontro con i superiori generali?

Mi aiuti, professore...
Disse che i grandi cambiamenti si sono realizzati quando la realtà è stata vista non dal centro, ma dalla periferia. La definì una questione ermeneutica: "si comprende la realtà solamente se la si guarda dalla periferia, e non se il nostro sguardo è posto in un centro equidistante da tutto". Solo mettendomi fuori dal centro posso comprendere. Anche Francesco ha fatto questo; col risultato di mettere ancor più al centro il suo messaggio… 

E dal punto di vista dell'educazione questo cosa significa?
Significa che il centro non è la trasmissione del sapere ma l'apprendimento, è la costruzione della persona. È il soggetto che costruisce l'educazione, imparando, con l'aiuto di un maestro. Al centro bisogna mettere il modo con cui un bambino, un ragazzo, si avventura nei problemi, nel sapere, realizzando in questo modo la propria persona. E diventando così un cittadino, non solo perché rivendica i diritti ma perché li afferma con la sua propria crescita intellettuale… Questa è la filosofia generale di Francesco, credo.

Anche un po' la sua, no?



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COMMENTI
10/05/2014 - Educazione e fantapedagogia (Giovanni Salmeri)

Cominciamo dalle cose buone: l'insegnamento deve appassionare, la vera cultura è rigore nella preparazione e semplicità nell'espressione, al centro dell'educazione c'è la costruzione della persona. Su queste cose bisogna essere d'accordo. Su tutto il resto sono molto perplesso. Per esempio sul fatto che «appassionare» è usato come un sinonimo di «divertire»: mi dispiace, sono cose differentissime, gli studenti lo sanno perfettamente e ne hanno abbastanza dello studio mascherato malamente da gioco. Affermare che il grande male della scuola di oggi è che essa sia «trasmissiva» è un capovolgimento incredibile della diagnosi: semmai il suo male è esattamente quello opposto. «Non possiamo più presentare ai giovani un trattato, un complesso di conoscenze strutturate, perché a loro non piace»: anzitutto ho molti dubbi su questo «non piace» (mi pare un pregiudizio smentito dalla realtà), in secondo luogo quando mai l'educazione deve avere come metro ciò che piace? E se le nuove tecnologie (preziose in sé ma spesso mal usate o abusate) stanno mettendo sempre più a rischio la capacità di riflessione, di discorso critico e organico, addirittura di dialogo, come si può prendere la «Rete» a modello dell'educazione? Ciò che poi veramente irrita è l'idea che il progresso della scuola sia impedito dagli insegnanti che pensano di dover trasmettere qualcosa: loro vanno semplicemente rieducati. Mi auguro proprio che papa Francesco non abbia nulla a che fare con questa fantapedagogia.

 
10/05/2014 - Date a Cei quel che è di Cesare? (Vincenzo Pascuzzi)

In sostanza, l’ex ministro Berlinguer si rimette al papa e ammette il fallimento e l’inadeguatezza della politica scolastica italiana degli ultimi decenni, con le sue effimere, ricorrenti e sballate riforme, con le sue proclamate razionalizzazioni, con i suoi tagli selvaggi in ossequio a “ce lo chiede l’Europa”. La stessa cosa fa il ministro in carica Giannini, che addirittura andrà di persona a sentire Bergoglio in piazza San Pietro. L’ha deciso solo pochissimi giorni fa e gli Usr si sono dovuti adeguare con tardivi e imbarazzati pseudo-inviti alle scuole. Anche per questo le scuole statali non potranno essere presenti oggi, ci saranno esclusivamente le cattoliche. Del resto, l’iniziativa e l’organizzazione della manifestazione, che è partita già un anno fa, è tutta opera della Cei che ha mobilitato cardinali, vescovi, associazioni cattoliche. L’obiettivo vero era e rimane quello di ottenere per le scuole cattoliche (in crisi per calo di iscrizioni) maggiori e più estesi finanziamenti dallo Stato ricorrendo all’espediente del buono scuola alle famiglie. Ma ora non è affatto sicuro che papa Francesco si presti a fare da testimonial alla Cei di Bagnasco. Lo sapremo tra poche ore e ci conviene seguire l’indicazione di Marina Boscaino: "Ascolteremo con attenzione le parole del Papa, sperando che non accolgano gli auspici di Bagnasco e di Suor Monia Alfieri, presidente Fidae Lombardia, una delle più intransigenti fan dell’estensione del modello buono-scuola lombardo".

 
10/05/2014 - Per cambiare ci vuole piccone (enrico maranzana)

La scuola “è ancora prevalentemente trasmissiva” .. in aperto contrasto con il sistema di regole in cui è immersa. E’ inefficace parlare astrattamente di educazione e di cultura! E’ necessario intervenire severamente sul colposo, comodo, tranquillizzante immobilismo di chi elude le responsabilità del proprio ufficio. Un invito indirizzato al Miur é visibile in rete: “On. Ministro Chiara Carrozza, abbia papa Francesco a modello”.