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SCUOLA/ Berlinguer: ci serve una rivoluzione "francescana"

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

Certo lui la formula in un linguaggio religioso… e poi c'è il tema del perdono, e il rilancio che egli fa della confessione, che per noi non credenti è una cosa un po' astrusa, ma che dobbiamo guardare. Io lo seguo, lo guardo perché imparo…

Lei conosce la nostra scuola, l'ha anche governata. A che punto siamo?
Nonostante tanti cambiamenti dovuti alla generosità e all'intelligente opera di migliaia e migliaia di docenti e di presidi, è ancora una scuola prevalentemente tramissiva. Finché non cambia questo, non ne usciamo. È questa la rivoluzione che ci occorre, una rivoluzione francescana.

(Federico Ferraù)



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COMMENTI
10/05/2014 - Educazione e fantapedagogia (Giovanni Salmeri)

Cominciamo dalle cose buone: l'insegnamento deve appassionare, la vera cultura è rigore nella preparazione e semplicità nell'espressione, al centro dell'educazione c'è la costruzione della persona. Su queste cose bisogna essere d'accordo. Su tutto il resto sono molto perplesso. Per esempio sul fatto che «appassionare» è usato come un sinonimo di «divertire»: mi dispiace, sono cose differentissime, gli studenti lo sanno perfettamente e ne hanno abbastanza dello studio mascherato malamente da gioco. Affermare che il grande male della scuola di oggi è che essa sia «trasmissiva» è un capovolgimento incredibile della diagnosi: semmai il suo male è esattamente quello opposto. «Non possiamo più presentare ai giovani un trattato, un complesso di conoscenze strutturate, perché a loro non piace»: anzitutto ho molti dubbi su questo «non piace» (mi pare un pregiudizio smentito dalla realtà), in secondo luogo quando mai l'educazione deve avere come metro ciò che piace? E se le nuove tecnologie (preziose in sé ma spesso mal usate o abusate) stanno mettendo sempre più a rischio la capacità di riflessione, di discorso critico e organico, addirittura di dialogo, come si può prendere la «Rete» a modello dell'educazione? Ciò che poi veramente irrita è l'idea che il progresso della scuola sia impedito dagli insegnanti che pensano di dover trasmettere qualcosa: loro vanno semplicemente rieducati. Mi auguro proprio che papa Francesco non abbia nulla a che fare con questa fantapedagogia.

 
10/05/2014 - Date a Cei quel che è di Cesare? (Vincenzo Pascuzzi)

In sostanza, l’ex ministro Berlinguer si rimette al papa e ammette il fallimento e l’inadeguatezza della politica scolastica italiana degli ultimi decenni, con le sue effimere, ricorrenti e sballate riforme, con le sue proclamate razionalizzazioni, con i suoi tagli selvaggi in ossequio a “ce lo chiede l’Europa”. La stessa cosa fa il ministro in carica Giannini, che addirittura andrà di persona a sentire Bergoglio in piazza San Pietro. L’ha deciso solo pochissimi giorni fa e gli Usr si sono dovuti adeguare con tardivi e imbarazzati pseudo-inviti alle scuole. Anche per questo le scuole statali non potranno essere presenti oggi, ci saranno esclusivamente le cattoliche. Del resto, l’iniziativa e l’organizzazione della manifestazione, che è partita già un anno fa, è tutta opera della Cei che ha mobilitato cardinali, vescovi, associazioni cattoliche. L’obiettivo vero era e rimane quello di ottenere per le scuole cattoliche (in crisi per calo di iscrizioni) maggiori e più estesi finanziamenti dallo Stato ricorrendo all’espediente del buono scuola alle famiglie. Ma ora non è affatto sicuro che papa Francesco si presti a fare da testimonial alla Cei di Bagnasco. Lo sapremo tra poche ore e ci conviene seguire l’indicazione di Marina Boscaino: "Ascolteremo con attenzione le parole del Papa, sperando che non accolgano gli auspici di Bagnasco e di Suor Monia Alfieri, presidente Fidae Lombardia, una delle più intransigenti fan dell’estensione del modello buono-scuola lombardo".

 
10/05/2014 - Per cambiare ci vuole piccone (enrico maranzana)

La scuola “è ancora prevalentemente trasmissiva” .. in aperto contrasto con il sistema di regole in cui è immersa. E’ inefficace parlare astrattamente di educazione e di cultura! E’ necessario intervenire severamente sul colposo, comodo, tranquillizzante immobilismo di chi elude le responsabilità del proprio ufficio. Un invito indirizzato al Miur é visibile in rete: “On. Ministro Chiara Carrozza, abbia papa Francesco a modello”.