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UNIVERSITA'/ Due idee per scongiurarne la fine

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Biblioteca Malatestiana di Cesena, Aula del Nuti (XV sec.) (Immagine d'archivio)  Biblioteca Malatestiana di Cesena, Aula del Nuti (XV sec.) (Immagine d'archivio)

Così come è comico supporre che i genitori siano in grado di allevare ed educare i figli. È anche comico supporre che un medico debitamente abilitato alla professione lavori a regola d'arte. È comico supporre che un insegnante in aula faccia il suo dovere anziché raccontare barzellette. È comico supporre che ciò che non è proibito sia permesso, anziché l'inverso. È molto, molto comico supporre prima di una condanna definitiva che pure un imputato colto in flagrante sia innocente. Sarebbe molto più serio uno Stato in cui spiritosaggini simili fossero cancellate: il problema è che Stati siffatti li abbiamo conosciuti, o magari solo immaginati, e insieme con l'indubbia serietà presentano qualche difettuccio collaterale. 

La fiducia ha i suoi rischi, perché è una scommessa: ma una scommessa sulle persone, sulle loro capacità, sulla loro creatività, cioè sulle uniche forze che finora hanno generato bellezza, cultura, verità. Una volta che i veri casi di inadempienza siano individuati e sanzionati (cosa facile, ma che, ripeto, nessuna delle normative attuali pare voler fare), l'università per sopravvivere ha un disperato bisogno di questo gesto di fiducia.



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