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SCUOLA/ Guardian "contro" Ocse, la ragione non sta coi manichei

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È oggetto di discussione anche in Italia la lettera uscita sul Guardian inviata ad Andreas Schleicher, responsabile del programma Pisa e sottoscritta da un'ottantina di accademici – tra cui alcuni nomi illustri – sotto il titolo provocatorio "i test danneggiano la scuola": ipotesi probabilmente fatta propria dai gruppi di studenti che in questi giorni occupano scuole e luoghi pubblici con il logo "no Invalsi"... Quel che mi preoccupa è che si tratti non tanto di un'opposizione a specifici aspetti della valutazione, ma alla valutazione tout court, opposizione che si sta manifestando in molti campi del sistema formativo. 

Quanto a Pisa, la mia impressione è che il suo stesso successo lo condanni ad essere al centro delle critiche, e a poco serve far notare che rispetto ai suoi obiettivi iniziali (verificare le competenze linguistiche, matematiche e scientifiche dei quindicenni) se ne è fatto un uso improprio, allargandolo a strumento per la valutazione dei sistemi e per il ranking delle scuole. 

Le accuse contenute nella lettera sono varie e circostanziate: eccesso di fiducia nel valore dei test quantitativi, eccessiva sottolineatura da parte dell'Ocse del ruolo economico delle scuole, aspettative messianiche riguardo agli esiti, per cui non solo gli insegnanti lavorano avendo in mente i test, ma addirittura il ciclo triennale della rilevazione finisce con il condizionare la programmazione, e infine esistenza di una commistione fra pubblico e privato nella costruzione, somministrazione e analisi dei test. Alcune di queste critiche sono, in realtà, da muovere ai destinatari, ad esempio il sensazionalismo nella presentazione dei risultati, altre sono molto generiche, come il richiamo agli obiettivi non misurabili dell'educazione, altre sono contestate dalla risposta – in verità un po' burocratica - di Schleicher. 

Non me la sento di esprimermi in modo tassativo su come si dividono il torto e la ragione, e ho ben presenti anche conseguenze positive di Pisa: molti paesi sono partiti dai risultati ottenuti per mettere in atto azioni di miglioramento del processo di insegnamento/ apprendimento per diminuire le criticità: cito, per l'Italia, il caso della Puglia, dove un buon processo di formazione dei docenti ha consentito di alzare consistentemente gli esiti degli studenti. Mi sembra largamente condivisibile la considerazione di Andrea Ichino che attaccare i test è simile ad accusare il termometro quando abbiamo la febbre, anziché cercare la causa della malattia. Preferisco chiudere riportando uno dei commenti comparsi nel sito del Guardian, che mi sembra serio ed equilibrato:

"Formare gli esseri umani? Questo può significare qualsiasi cosa. L'uso di un linguaggio fumoso nasconde il fatto che l'educazione ha alcuni obiettivi definiti, e tra i più importanti e fondamentali c'è quello di garantire che i ragazzi siano in grado a) di leggere e capire lettere, libri, giornali, eccetera, e di comunicare chiaramente per iscritto; b) di padroneggiare i numeri abbastanza da capire i conti, i documenti bancari, i grafici, ì diagrammi, le tavole, tutti i dati che probabilmente incontreranno durante la loro vita di adulti; c) di sviluppare una mentalità scientifica sufficiente ad evitare di cadere preda delle molte superstizioni e dei pericolosi errori che sono diffusi fra chi non è sufficientemente educato



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COMMENTI
15/05/2014 - L'INVALSI È UN MOTORE CHE GIRA A VUOTO (1/3) (Vincenzo Pascuzzi)

Rimaniamo nell'esempio del termometro e facciamo qualche ulteriore considerazione: le scienze (che non sono dio) procedono in questa maniera (più o meno): 1) si formula un'ipotesi: la temperatura alta è dovuta alla bronchite 2) si seleziona un campione di bronchitici per sperimentare se l'ipotesi è giusta 3) si compilano le tavole delle assenze e delle presenze (la bronchite/temperatura alta) tenendo il campione sotto osservazione per un certo tempo 4) se la presenza della bronchite unita alla febbre è statisticamente rilevante, l'ipotesi esce confermata. Ora: qual è l'ipotesi dell'invalsi? non è dato saperlo. Da qualche indizio sembrerebbe questa: il mancato raggiungimento degli apprendimenti è causato dalla incapacità dei docenti (che vanno formati daccapo). Fosse così, dopo tanti anni di riformulazione della stessa ipotesi, perché non procedere a selezionare un campione attendibile (un certo numero di docenti i cui alunni hanno dato performance deludenti negli anni) e sperimentare l'ipotesi con la compilazione delle tabule baconiane? Gli alunni di quei docenti (che, magari, hanno cambiato intanto sede, quartiere, forse città e tipo di scuola) sono sempre fra i peggiori?

 
15/05/2014 - L'INVALSI È UN MOTORE CHE GIRA A VUOTO (2/3) (Vincenzo Pascuzzi)

Nulla di tutto questo. L'INVALSI è un motore che gira a vuoto, senza ingranare mai una marcia. Resta esattamente dove stava quando è stato messo in moto. Peggio: misura la temperatura a tutti gli italiani: malati terminali e frequentatori di saune calde, affetti da malaria e atleti. Che c'entrano più gli insegnanti? Non può essere dunque un caso che, ad oggi, l'INVALSI abbia scoperto ciò che tutti sanno: che al Sud l'ignoranza è più diffusa che in aree più ricche del paese; che c'è un legame fra il lavoro e la condizione culturale dei genitori e la preparazione dei figli; che molti studenti italiani non incarnano propriamente il modello Pico della Mirandola... Continua a dire che la scuola italiana non è al massimo e, per non avere l'aria di sta affermando una banalità del tipo: molti italiani hanno la temperatura alta, lascia intendere che ha un'ipotesi, che la colpa è della scuola stessa, degli insegnanti. Ma su quali basi sperimentali ha mai verificato la sua ipotesi?

 
15/05/2014 - L'INVALSI È UN MOTORE CHE GIRA A VUOTO (3/3) (Vincenzo Pascuzzi)

Post scriptum. Preciso, naturalmente, che il procedimento scientifico che ho descritto, sul quale sembra basarsi l'INVALSI, non è più ritenuto, oggi, il metodo scientifico per eccellenza. L'epistemologia moderna, infatti, almeno a cominciare dai primi anni del Novecento ha preso tutt'altra strada. Sarebbe auspicabile che l'INVALSI approfondisse, quanto meno, il tema. Forse scoprirebbe che nessuno scienziato da Heisenberg in poi almeno, crede più nella cosiddetta oggettività della scoperta scientifica. Si è compreso che la scienza non scopre né rispecchia ma costruisce la propria verità. In fondo, è questo il motivo fondamentale per il quale le prove INVALSI sono prove non scientifiche, dunque estremamente soggettive, anche se si presentano con la forma del ragionamento presuntamente scientifico.

 
14/05/2014 - Il falso termometro dell’inQUIZsizione (1/2) (Vincenzo Pascuzzi)

Luisa Ribolzi cita Andrea Ichino e ripropone il paragone suggestivo test-termometro. Sembra caratteristica peculiare dei sostenitori Invalsi quella di ignorare le critiche alle loro posizioni. Solo pochi mesi fa, commentavo Piero Cipollone con una nota che in parte riporto di seguito. "Paragonare i test Invalsi al termometro o è una svista macroscopica e imperdonabile oppure è un inganno voluto di proposito. Assunto per buono un simile paragone (che ripetiamo è improponibile!), è poi facile giungere alla conclusione voluta, ma questa risulta anch’essa errata. Perché si usano sì passaggi logici e suggestivi ma a valle di una premessa inconsistente e falsa. «Rinunciare ai test significa fare come quel malato che butta via il termometro per non sapere se ha la febbre oppure no» così ripropone Piero Cipollone intervistato da Lorenzo Salvia per il Corriere della Sera.

 
14/05/2014 - post scriptum (Giorgio Israel)

Un esempio emblematico del rifiuto di discutere sta nell'affermazione che le critiche nascono dal "successo" di Pisa... Ma, al contrario! Pisa è sommerso da una valanga di critiche perché ha lasciato che la Cina si prendesse la prima posizione presentandosi soltanto con un gruppo di scuole del distretto di Shangai e soprattutto perché ha fatto uso di procedimenti statistici sbagliati: testando soltanto il 10% degli studenti e attribuendo a tutti gli altri numeri casuali!!!... Ma come si fa a discutere in questo modo, ignorando i fatti? E su queste basi si pretende di gestire una "valutazione oggettiva"?...

 
14/05/2014 - Prepotenza allo stato puro (Giorgio Israel)

In realtà, il commento opposto è ancora peggiore di come dice (giustamente) Salmeri ed è deprimente che l’articolo non trovi di meglio che condividerlo. Perché i “miopi centrati su sé stessi…» non sono indicati come un’occasionale compagnia, ma proprio come qualsiasi docente si opponga ai test standardizzati. Non una risposta di merito, ma la solita tiritera ricattatoria, che ci si dovrebbe vergognare di riproporre, secondo cui chi critica è contro la valutazione in quanto tale. Ormai la letteratura critica è smisurata, le confutazioni circa le possibilità di misurare certe pretese “variabili” sono tante e pubblicate su riviste qualificate, con tanto di referee. Risposte nel merito: zero. Un illustre psicometrico scrive che il modello di Rasch (il totem dell’Invalsi) è un “feticcio statistico”. Niente. L’unica risposta non è solo il silenzio e il ricatto (siete contro la valutazione in quanto tale), ma addirittura lo sberleffo prepotente: tanto non ce la farete mai, siete perdenti (a prescindere dalle vostre ragioni di cui ce ne infischiamo altamente). E poi qualcuno fa finta di stupirsi se l’appello dice che questo modo di concepire l’educazione è un attentato alla democrazia. Il modo di rispondere alle critiche ne è la prova plateale. Basta leggere i propositi paranoici del patron della Pearson che mira a standardizzare l’insegnamento mondiale sulle sue “piattaforme”: ogni bambino in ogni angolo del mondo deve apprendere le stesse cose…

 
14/05/2014 - Il falso termometro dell’inQUIZsizione (2/2) (Vincenzo Pascuzzi)

Senza invertire l’onere della prova, che rimane tutto a carico di chi propone il paragone, osserviamo che il termometro associa un numero a una temperatura. Il numero viene letto su una scala graduata costruita in un certo modo. La temperatura rilevata può essere confermata con una seconda lettura (dopo averlo 'abbassato' se è un termometro clinico) oppure da un altro termometro. Il termometro ha un costo relativamente basso, può essere prodotto in diversi esemplari, non varia nel tempo, può essere facilmente usato da chiunque. Non serve il costruttore del termometro per decidere l’uso o per leggere la temperatura. I test Invalsi hanno caratteristiche e modalità d’uso differenti. Non esiste una soglia che indica la febbre, non esiste una scala di riferimento. I test vengono usati a tappeto come una specie di screening coatto applicato anche a chi non ha sintomi di febbre, per restare nel paragone. L’Invalsi elabora poi del livelli medi di valutazione per cui – se fosse davvero possibile il paragone col termometro - risulterebbe che metà della popolazione testata ha sempre la febbre, né sarebbe possibile determinare se si tratta di febbricola o di febbrone." Questo il link per chi interessa: “Invalsi e il falso termometro dell’inQUIZsizione” http://www.orizzontescuola.it/news/invalsi-e-falso-termometro-dell-inquizsizione

 
14/05/2014 - Arriverà una risposta nel merito? (Giovanni Salmeri)

Sono perfettamente d'accordo con Luisa Ribolzi sul fatto che bisogna adoperare cautela, e anche sul fatto che sul carro delle critiche ad un certo modo di fare la valutazione salgono inevitabilmente anche coloro che non vogliono essere sottoposti ad alcuna valutazione. Ciò detto, mi pare che alle critiche bisogna rispondere (se si è capaci) nel merito, non ripetendo dogmi mai dimostrati e semplicemente squalificando l'interlocutore notando che in sua occasionale compagnia (per motivi differentissimi) si trovano «miopi centrati su se stessi che non hanno a cuore una buona educazione». Questi sono insulti, non argomenti. Con i miei migliori sforzi, non riesco dunque a vedere in che cosa sia «serio ed equilibrato» il commento citato nell'articolo, che è semplicemente una sfilza di luoghi comuni, il cui fulcro («Queste competenze si possono misurare») è una petitio principii, che intende mettere fuori gioco qualsiasi punto di vista diverso o anche solo complementare. La lettera pubblicata sul Guardian, benché molto schematica, al confronto è una tesi di PhD. Mi lascia poi basito la conclusione: «Opposing standardized tests is just dumb». Perché? «Perché è improbabile che un paese [...] abolisca i test». Un po' come dire che è «dumb» opporsi ad una dittatura, perché è improbabile che essa cada. Fortuna che al mondo esiste ancora qualche stupido! (Ovviamente sono pronto a cambiare idea se c'è qualcosa che non ho capito.)