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SCUOLA/ Un prof: test Invalsi, il vero problema è il "governo" che non c'è

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La professoressa in un'intervista a La Stampa ha parlato di un test con «domande trabocchetto», troppo difficili, a lei stessa incomprensibili, senza però aver controllato precedentemente la fonte: tali domande non appartenevano affatto a un fascicolo prodotto dall'Invalsi, come è poi emerso dalle opportune verifiche, sollecitate dagli autori delle prove che impiegano quasi due anni a licenziare un fascicolo funzionante. Un'affermazione imprudente come questa non fa che alimentare la polemica degli anti-Invalsi: in mancanza di una rettifica pubblica all'articolo su La Stampa, infatti, ha colto la palla al balzo Giorgio Israel, al quale evidentemente non può essere nota la lettera di scuse inviata privatamente dalla presidente agli autori delle prove. Di fatto è forte la diffidenza di tanti insegnanti, che magari trovano le domande ostiche perché non si rendono conto che in un test "standardizzato" devono necessariamente trovarsi domande a cui risponderà solo una minoranza di bravi, e altre domande a cui risponderà la massa. 

Secondariamente l'uso che si fa delle prove è stato cavalcato malamente da ministri e addetti ai lavori, minacciando graduatorie di scuole e penalizzazioni, con intenzione magari non scorretta di riportare il carrozzone scolastico a un minimo di efficienza: ogni professionista deve essere responsabile del proprio operato, e così presidi e insegnanti. Con un piccolo particolare: che mancando la possibilità per le scuole di scegliere gli insegnanti e di governarsi autonomamente, non ci sono professionisti ma solo impiegati pubblici. Da qui l'ira che coglie di fronte alla richiesta, necessariamente conseguente alla valutazione, di "migliorare" i risultati degli studenti, evidentemente attraverso migliori performance professionali degli insegnanti, però il tutto con i soliti fichi secchi e a costo zero: niente formazione (persino gli Irre sono spariti), niente ottimizzazione delle risorse (quanto costa allo stato ogni studente? 10 volte quello che deve costare, visto che nella paritaria riescono a stare in altre cifre), e poi la vita quotidiana in cui le veneziane cadono in testa allo studente, non si riesce ad avere un armadietto per le cartellette di disegno se non a maggio inoltrato, e tutte le afflizioni del pubblico impiego.

Infine, non è affatto chiaro il risvolto lavorativo-contrattuale della vicenda. È indubbio che la raccolta-dati (il lavoro di coordinamento delle operazioni, far fare i test, trasmettere i dati delle risposte all'Invalsi), e l'uso dei dati (scaricare i risultati, analizzarli ed eventualmente divulgarli) comportano lavoro, e il lavoro in Italia  dovrebbe essere regolato da contratti lavorativi, concordati con i sindacati. Tutti sanno che quello degli insegnanti si è basato per anni sul volontariato gratuito (vogliamo dire quanto vengono pagati le gite in trasferta, i corsi di recupero pomeridiani, le supplenze, le funzioni aggiuntive?); certo è che se un nuovo incarico, già osteggiato per motivi politico-culturali, oltretutto si presenta come gratuito e dovuto, non ha grande possibilità di attecchire nel cuore degli addetti. I sindacati avrebbero il compito di fare delle proposte, invece che vivere sull'insoddisfazione dei lavoratori.



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COMMENTI
16/05/2014 - Mi associo (Franco Labella)

Mi associo al giudizio dato nel suo commento dal prof. Israel ed aggiungo che trovo singolare che si scriva di una lettera definita privata ma che dovrebbe essere, secondo chi ha scritto l'intervento senza firmarlo, di dominio pubblico. A meno che l'anonimo/a non sia uno dei destinatari della stessa. Ma in questo caso trovo ancor piu' scorretto non assumere pubblicamente una responsabilità. La vicenda mi ricorda il caso del famoso "libro rosso" con le domande per il concorso a preside pieno di strafalcioni. Allora, però, se ne venne a capo con la conferma che in Italia si ciancia, da qualche tempo, di competenza e merito perché siamo il paese in cui contano meno e siamo anche il paese in cui l'istruzione non interessa ad di là delle chiacchiere. Perché su Invalsi in questi giorni non abbiamo letto solo Fregonara ma anche altri articoli che dimostrano come chi li ha scritto non conosce quello di cui ha trattato. Basti l'esempio della lettera al Guardian a proposito della quale, in un certo articolo, il destinatario è diventato l'autore della medesima....

 
14/05/2014 - Scorrettezza (Giorgio Israel)

Un documento profondamente scorretto. Chi è questa persona che non si firma e che, al contempo, è tanto addentro da dirci che la presidente dell'Invalsi ha inviato una lettera di scuse? A questo punto, o la lettera di scuse viene resa pubblica oppure l'anonimo chiede scusa lui di questo modo di procedere scorretto che praticamente tratta il presidente dell'Invalsi come un cameriere. Naturalmente non entro nel merito della lettera. Ma è davvero divertente la sfrontatezza con cui si ammette che vengono impiegati ben due anni (sarebbe interessante sapere quanto pagati, o anche questo è "privato") per confezionare dei test che qualsiasi persona competente confezionerebbe meglio, assai meglio, in un pomeriggio. Basti pensare a certi test di "matematica" che testimoniano che chi l'ha fatti non ha idea di cosa sia la matematica.