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SCUOLA/ Asili nido h24, come si fa a non chiamarli parcheggi?

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Ecco, basta sfatare l'equivoco di un servizio su misura per i più piccoli, che incontra un loro bisogno, o addirittura si propone scopi educativi, e parlare senz'altro di "aspirazione" a "una serata con le amiche". Anzi, abituati come siamo ormai a considerare tutto un "diritto", è già strano che il termine non venga usato in questo caso. Il nocciolo della questione sta proprio qui: nell'abitudine ormai acquisita a equiparare desiderio e diritto, e in quella ormai persa a rinunciare, a sacrificarsi, a mettere da parte se stessi per fare spazio ad altro.

O ad altri, in questo caso i figli: i quali forse non avvertono lo stesso impellente bisogno di "libertà". Capiamoci, allora: siamo di fronte a un bisogno (effimero) degli adulti, a cui gli adulti trovano una loro risposta, con tutte le cautele e le rassicurazioni del caso (presenza di pediatri, di pedagogisti, haloterapia…): ma pur sempre pensata per loro, non per i loro figli. Chiarito questo, dunque, torniamo a noi: come si fa, ora, a non chiamarlo parcheggio?



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COMMENTI
15/05/2014 - Un giudizio forse un po' affrettato? (Stanza silvia)

Onestamente non riesco a seguire la logica secondo cui un servizio offerto, seppur costoso, debba per forza essere la soddisfazione di un capriccio e non la risposta a una reale necessità. 90 euro a notte non sono pochi, ma non credo giustifichino l'etichettare come frivoli i genitori che potrebbero approfittarne, spinti magari da una reale necessità. Davvero la signora Liberace ha vagliato e conosce tutte le possibili motivazioni per cui un genitore potrebbe avere bisogno di questo servizio? Definirle effimere mi sembra un giudizio ingiusto e riduttivo. Non tutti possono approfittare di nonni, parenti o amici e le tate non sono poi cosi economiche!