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SCUOLA/ Renzi ha capito il "segreto" della formazione professionale?

Pubblicazione:venerdì 16 maggio 2014 - Ultimo aggiornamento:lunedì 19 maggio 2014, 13.04

Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto) Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)

Ho avuto il piacere nell'ultimo mese di avere ospiti alla Piazza dei Mestieri i ministri Poletti e Giannini. Ho trovato in loro una grande sensibilità sul ruolo che può avere, soprattutto per i giovani, la formazione professionale. Ha detto Poletti che "la Formazione professionale aiuta a trovare o a crearsi un'opportunità, è un formidabile volano per l'occupazione". E la Giannini: "intendo mettere la formazione professionale, insieme con la scuola, al centro delle politiche del mio ministero; il mio obiettivo è arrivare a luglio con un progetto preciso che metta insieme scuola, formazione e lavoro. La formazione è sempre stata vista come un ripostiglio mentre è una stanza prioritaria. Ci vuole un sistema duale come quello sperimentato alla Piazza dei Mestieri". 

Verrebbe da pensare che è la volta buona! D'altra parte i risultati eccellenti raggiunti dalla seria formazione professionale, in quelle poche regioni che hanno attuato una vera programmazione in tal senso, parlano da soli; diminuzione della dispersione scolastica, migliori tassi di inserimento lavorativo, minori tempi nella transizione dallo studio al lavoro, strutturato rapporto con le imprese. 

Ora occorre agire concretamente. È necessario lavorare sui due disegni di legge, quello di riforma costituzionale e quello sul lavoro affinché il sistema formativo diventi un'opportunità reale per tutti i giovani del nostro Paese, inserendosi a pieno titolo tra le opzioni di scelta educativa dei giovani e delle loro famiglie. Ci vuole un grande piano per il mezzogiorno che utilizzi tutte le leve possibili dai fondi per la coesione territoriale, dai Piani Operativi Nazionali (del ministero del Lavoro, dell'Istruzione e delle città metropolitane) agli annunciati interventi in tema di sostegno allo start up delle imprese non profit (la formazione è infatti attuata in grande prevalenza dal privato sociale strutturato in organizzazioni non profit). 

Tutto questo sarà possibile se finalmente la politica e il governo prenderanno coscienza che non basta dire che i nostri tassi di disoccupazione sono incredibili e inaccettabili. Bisogna guardare le cose che funzionano e, in una logica sussidiaria, favorirne l'allargamento a macchia d'olio in tutto il Paese. 

Caro premier, pochi giorni fa le suore salesiane le hanno scritto una lettera aperta invitandola a conoscere la realtà della formazione professionale; non perda l'occasione. Nei suoi itinerari, oltre a visitare le scuole, vada a conoscere la realtà della formazione professionale, siamo sicuri che ne resterà stupito e che la costruzione di un vero sistema di formazione diventerà una priorità della sua agenda e del suo governo. 

Scoprirà che un certo retaggio culturale, ancora presente in una parte della sinistra e del sindacato, è davvero fuori dalla storia e dalla realtà. Al contrario di quello che pensano queste persone, la formazione è uno strumento incredibile di mobilità sociale, è un modo efficace di favorire l'inserimento dei giovani al lavoro, è una risposta per quei tanti posti di lavoro che si perdono per mancanza di profili adeguati. 


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