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SCUOLA/ Libri fai-da-te, perché le paritarie sono fuori?

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Un altro conto è invece che docente e studenti "insieme" costruiscano un testo, con un docente che "facilita" una costruzione del sapere che vede insegnante e studenti come "democraticamente paritari"; dove penderà la bilancia nel processo di autoproduzione dei testi lo si capirà forse dalle linee guida ancora mancanti. Anche se la linea di tendenza della scuola negli ultimi anni è appunto quella del "facilitatore" dell'apprendimento, e non del "maestro".

Secondo punto, i prodotti editoriali saranno gratuiti; ma se l'ottica è quella della valorizzazione della professionalità del docente, perché i suoi prodotti editoriali, purchè validati, non debbono fornirgli un compenso economico, secondo quanto stabilito dalla normativa relativa ai diritti d'autore per le opere digitali? Certo che se il modello è "cooperativo" fra docenti e studenti è difficile continuare a parlare di proprietà intellettuale del docente, e tolto il "diritto d'autore" non è pensabile retribuire il docente che ha lavorato, e prodotto. Sono stati fatti esempi di grandi e piccoli esperimenti a livello internazionale e locale per difendere il modello del libro autoprodotto. Ma Coursesmart non è Book in progress; il primo, grande piattaforma internazionale di prestito di testi digitali per studenti, è nato per distribuire copie saggio in maniera efficiente, non per auto produrre testi scolastici, mentre il secondo, nato dall'iniziativa di una scuola di Brindisi, lavora sulla cooperazione di docenti fra 800 scuole, in cui il docente autore e coordinatore non hanno alcun diritto sull'opera collettiva, ma ogni istituto è tenuto a versare una quota annuale alla scuola capofila e ad assumersi precisi impegni se vuole partecipare al processo redazionale. La proposta del Miur è forse una "terza via"? Che idea di authorship, e in realtà di scuola, propone, implicitamente, oscuramente, e quindi pericolosamente?  

Last but not least, la scuola paritaria non è tenuta ad uniformarsi a quanto previsto, ma a che prezzo? Semplice: se i suoi docenti volessero produrre testi secondo le stesse modalità, lo potranno fare, ma dovranno, sembrerebbe, farli circolare in un "circuito parallelo" (qualcuno lo chiamerebbe più chiaramente "ghetto"), e/o stare a contemplare con occhi bramosi lo scambio dei preziosi balocchi che avviene nella ben più ampia vetrina della scuola statale? Certo neanche il più accanito difensore della teoria del "non-diamo-soldi-alle-private-dei-ricchi-che-le-statali-dei-poveri-ne-hanno-bisogno" potrebbe accusare le paritarie di sottrarre soldi alle statali, visto che si tratterebbe di produrre testi gratis e che si potrebbe "sfruttare" il lavoro di tutti? Certo rendere le scuole paritarie partecipi del processo, fra l'altro facoltativo (chi vuole può continuare ad utilizzare prodotti editoriali purché conformi alle indicazioni nazionali e alla normativa su edizioni miste), obbligherebbe anche a renderle parte anche del prodotto. 



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COMMENTI
17/05/2014 - I testi sono una cosa seria (Luigi PATRINI)

Ai tempi in cui insegnavo, 20-30 anni fa, c'era uno spreco enorme di libri di testo dati in saggio gratuito ai docenti perché li adottassero. I costi gravavano, evidentemente, sul prezzo di copertina pagato dalle famiglie. Quanti sprechi! Ma i testi sono una cosa seria. Non è pensabile che a scuola, con il lavoro di pur bravi docenti e la collaborazione di pur validi alunni, si possa sostituire la ricchezza di contenuti che un buon testo può proporre. Un buon manuale affronta molte più tematiche di quante ne possa fornire una dispensa, pur fatta con serietà. E' come paragonare una tesi di laurea con un serio manuale: la tesi approfondisce un argomento specifico e circoscritto, un manuale offre un panorama più ricco e - se l'editrice è seria - offre molte più garanzie di scientificità. Dietro questa questione mi pare ci sia una grossa speculazione retorica, che finirà col ritorcersi sulle classi sociali più povere e meno dotate di mezzi.