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SCUOLA/ Ministro, cambi il monopolio dei crediti che umilia i prof

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Ci chiediamo: non sarebbe il caso di rivedere il sistema della concessione dei crediti formativi? Posto che non vengono attribuiti ai docenti che svolgono percorsi di formazione permanente perché manca una idea di carriera per chi lavora nella scuola, perché non rovesciare la frittata e partire dall'assegnazione di crediti proprio per porre le basi di una progressione professionale? 

Il perché lo sappiamo, ed è la ragione dell'equivoco gravante sulla questione dei crediti. 

I crediti formativi universitari (cfu) sono attribuiti dalle università, secondo una normativa risalente alla riforma dell'università del 1999 che associa i crediti, da incassare in sede di esame, alle ore di lavoro dello studente (1 cfu = 25 h).

L'art. 5 del Regolamento recante norme concernenti l'autonomia didattica degli atenei (n. 509/1999) specifica, inoltre, che "le università possono riconoscere come crediti formativi universitari, secondo criteri predeterminati, le conoscenze e abilità professionali certificate ai sensi della normativa vigente in materia, nonché altre conoscenze e abilità maturate in attività formative di livello postsecondario alla cui progettazione e realizzazione l'università abbia concorso". Le università, è ovvio, fanno il loro mestiere e, come nel caso dei corsi Clil (propedeutici all'insegnamento in lingua straniera di discipline non linguistiche), che entrano direttamente nel merito della formazione di nuove pratiche didattiche, attribuiscono cfu solo ad alcune condizioni, tra le quali l'equiparazione dei corsi Clil ai corsi di perfezionamento. 

L'errore da parte del Miur sta nel non concepire altro credito che non sia cfu: qui sta il busillis. 

Bene: è concepibile un'altra forma di credito? Sì, crediamo. Si tratta appunto del credito formativo (formativo e basta) che secondo la normativa europea, una volta tanto potrebbe comportare la valorizzazione delle forme di apprendimento acquisite nell'ambito dei programmi di educazione permanente e ricorrente. 

Tali crediti, acquisiti nell'ambito di percorsi realizzati anche in collaborazione con associazioni professionali, potrebbero comportare una qualche forma di avanzamento della professione, in termini di riconoscimento di responsabilità all'interno della scuola o di reti di scuole, per esempio sul versante dei rapporti culturali tra scuole di vari paesi, nelle loro varie sfumature: linguistiche, organizzative, didattiche. 

Si avrà il coraggio di vagliare attentamente la problematica matassa dei crediti onde addivenire ad una soluzione, a nostro avviso a portata di mano? Auspichiamo fiduciosi.



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