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SCUOLA/ Decreto sulla formazione in azienda, un disastro in 9 punti

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3.  Il nostro bel decreto aggiunge a questa precarietà nuovi e più insormontabili ostacoli.

a) Non si dice nulla sulle necessarie coerenze tra curricolo scolastico e percorsi sperimentali. Questi sostituiranno le attività laboratoriali di scuola? Che relazione avranno con le attività di Alternanza Scuola-Lavoro (addirittura ogni riferimento alle norme è assente persino in premessa), visto che quanto si sviluppa nel testo dovrebbe appunto riguardare l'ampliamento dei rapporti scuola-lavoro? Di queste attività non se ne parla più, al punto che vien da pensare che sia sparita dal curricolo formativo degli Istituti del secondo ciclo, dove è prevista. 

b) Balzano all'occhio diverse incongruenze rispetto agli attuali ordinamenti del secondo ciclo, dove, ad esempio, i Regolamenti di riordino dei tecnici e professionali prevedono l'utilizzo delle quote di flessibilità finalizzate esclusivamente all'attivazione di opzioni nazionali, come ulteriori articolazioni delle aree di indirizzo, di competenza delle singole istituzioni scolastiche, ma individuate in appositi repertori nazionali (D.I. 24/04/2012 e D.I. 7/10/2013).  Quindi questi Regolamenti e le Linee guida impediscono l'utilizzo da parte delle scuole degli spazi di flessibilità. 

c) Nulla viene detto, nonostante lo preveda il comma 2 dell'art. 8bis della legge di riferimento, sul numero minimo di attività curricolari che lo studente deve seguire. Quindi uno studente di un istituto tecnico o professionale potrebbe andare, durante l'anno scolastico, in contratto di apprendistato anche per 5 o 6 mesi? − tant'è vero che nel testo non si comprende in alcun modo la relazione tra il progetto sperimentale e l'organico di scuola, che quindi potrebe cambiare? 

d) La scelta degli studenti ed il numero di ragazzi che intendono iscriversi ai Programmi è assolutamente vaga: non vi alcun riferimento alla classe, elemento indispensabile per il superamento delle complicate problematiche organizzative e didattiche, compreso lo svolgimento dell'esame di Stato.

f) Si prevede addirittura la doppia figura dello studente e dell'apprendista, quando è chiaro il divieto nei contratti di apprendistato che l'apprendista frequenti corsi di studio a ordinamento secondario. Addirittura non si vede una chiara relazione con le norme sull'apprendistato che prevedono che possano essere assunti con tale contratto di terzo livello giovani tra i diciotto e i ventinove anni, mentre si sa che nelle classi quarte accedono anche studenti che hanno 17 anni.

g) La valutazione delle competenze viene effettuata dall'azienda. Il tutor aziendale ha il compito di valutare le competenze acquisite dall'apprendista sul posto di lavoro ai fini della loro certificazione, sentito il parere del tutor scolastico. Ma che relazione può avere una tale valutazione con quella dell'alunno al termine dell'anno scolatico? Chiameremo il tutor aziendale in sede di scrutinio? Come è possibile che la certificazione delle competenze venga effettuata al di fuori di un complessivo percorso scolastico?  E come la mettiamo con i casi deboli, con i diversamente abili? Solo la titolarità dell'istituzione scolastica nella certificazione rende plausibile la valutazione del percorso in apprendistato nel complesso di un percorso scolastico e formativo. 



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