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SCUOLA/ Decreto sulla formazione in azienda, un disastro in 9 punti

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h) Si vanno ad aumentare considerevolmente le difficoltà alle aziende (vincoli, obblighi, prescrizioni, documenti, titoli di studio), senza dare nulla in cambio. Non esiste sistema scuola-lavoro in Europa senza un reciproco scambio previsto dalle norme. Evidentemente qualcuno pensa che siamo circondati da un grande sistema di "volontariato economico" ed, ovviamente, in un tempo di ricchezza e successo economico!

i) Aumenta il centralismo statale, poiché addirittura tre ministeri dovranno "stipulare" il "protocollo di intesa con le aziende" (per tutte quelle d'Italia?), mettendo dietro la lavagna, non dico, le Regioni, ma le istituzioni scolastiche autonome (a proposito: chi si ricorda ancora di questa parola?). Tra l'altro la dimenticanza del ruolo delle Regioni rischia fortemente che queste impugnino la legittimità dell'intero provvedimento;

l) Dulcis in fundo: si ribadisce ad ogni rigo il "senza oneri per la finanza pubblica". È pur vero che i fondi per le attività di alternanza scuola-lavoro in soli quattro anni sono stati ridotti del 70%, ma pur qualcosa è rimasto. Ma la bozza di decreto parla chiaro: per imparare in azienda "non devono derivare oneri per la finanza pubblica"! Appunto, facendo appello ad un grande e vasto sistema di volontariato sociale.

4.  Alla fine del ministero Profumo pareva addirittura avviata la possibilità (come già accaduto da due anni in Spagna dove la legge è stata fatta) di studiare ed attuare qualcosa di simile al modello duale del sistema tedesco. Troppa grazia Sant'Antonio! Infatti il "pericolo" di quella grande novità è stato "scongiurato" con un opportuno oblio nel ministeri seguenti...

Nel frattempo la disoccupazione giovanile cresce e le aziende lamentano qualifiche e competenze sempre più assenti. 

Si farà in tempo a riscrivere lo schema di decreto? Si chiamerà in causa la scuola reale? Qualcuno avrà il coraggio di guardare "le cose come sono"? C'è solo da sperarlo, se a qualcuno stanno veramente a cuore giovani e lavoro.



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