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SCUOLA/ Il Sud, un dramma dove l'io (non) conta

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Questo è testimoniato da vicende personali interessanti per gli amanti dei fatti e non del folklore meridionalista. I protagonisti sono giovani che hanno rischiato il loro desiderio di lavorare in una terra dove "non ci sono posti" (a meno che non si voglia diventare medico: non sarà forse questo il motivo dell'esplosione di vocazioni mediche tra i liceali?). E hanno iniziato proprio cercando di lavorare e non cercando il posto. 

Uno di questi è Rodolfo. Niente parole, basta che andiate a vedere il sito della sua azienda, www.zerocento.it. Poi ci sono Michelangelo e Giuseppe, da cui è nato NEU [nòi] che si può scoprire andando su http://www.neunoi.it/. E poi ci sono altri. Certo, non stiamo parlando della soluzione per la chiusura della Fiat di Termini Imerese. Stiamo parlando di giovani che non ha vinto la paura cinica del "qui niente è possibile", bensì ha mosso il desiderio di scoprire se era possibile che una loro passione e il loro talento professionale potessero incontrare i bisogni nuovi e reali del mercato. 

Queste vicende risultano interessanti per chi non accetta di abbandonare la questione meridionale ai toni cupi e di commiserazione (o disprezzo) di chi imposta il problema in modo fatalista e determinista – quasi irredimibilmente verghiani −, ossia i toni di quelle tragedie dove l'io non conta. Conta che cosa, allora? La politica? Da dove dovrebbe iniziare questo fantomatico cambiamento? In nome di che? E come ci aspettiamo che debba essere? Eccoci allora di nuovo alla questione dell'apertura alla realtà o dell'immagine. Perché magari il cambiamento, silenziosamente, così piccolo da non essere statisticamente incidente, è già in atto e non lo vediamo. Perché non è come ce lo aspettiamo.

Forse la questione del Sud, del Nord, dell'Europa, del mondo, del Terzo Mondo sarebbe più autenticamente posta nella misura in cui si fa spazio a realtà e soggetti che già adesso rischiano e creano sviluppo reale, che cercano, che incontrano e tentano di rispondere al bisogno, che condividono soluzioni e si muovono davanti al reale. Questo bene comune va tutelato e favorito dalla politica.

Il Sud è rimasto indietro perché è stato cristallizzato in un'idea. Questa cristallizzazione ha fatto anche comodo, è diventata spesso sinonimo di stato di emergenza, fondi speciali, denaro "a pioggia". Accorgersi della realtà e uscire dalla cristallizzazione significa evitare  la distribuzione "a pioggia" dei fondi e rendere più efficaci alcune strategie di spesa. Così come, d'altro canto, cercare lavoro, e non il posto, permette di accorgersi di opportunità diverse, atipiche, ma reali. Insomma, la questione è innanzi tutto culturale ed educativa. Senza retorica.



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