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SCUOLA/ Attenti al numero "magico" che inganna la parità

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È bene rimarcare, in tale prospettiva, due elementi metodologicamente importanti: 

1. l'utilizzo a fini pratici del dato sul costo medio per studente, senza applicare correzioni che tengano conto degli elementi appena descritti, si tradurrebbe inevitabilmente in una stima distorta delle risorse necessarie per fornire i servizi di istruzione ai diversi studenti, rappresentando in taluni casi un eccesso di risorse, in altri un ammontare insufficiente, e 

2. il calcolo del costo standard si deve, invece, basare su giudizi di valore (ad esempio, quale sia il valore ottimo dei costi da sostenere) e non su analisi dei dati correnti i quali, inevitabilmente, incorporano livelli di costo che non riflettono tali giudizi di valore (quali ad esempio, il livello attuale dei salari dei docenti, il corrente rapporto studenti/docente, ecc.).  

Un terzo elemento di discussione riguarda le modalità tecniche con cui effettuare il calcolo e l'analisi del costo standard. In termini teorici, per definire il costo standard andrebbe realizzato un processo di analisi in tre passi successivi:

a. definizione delle diverse voci di costo da considerare (salari del personale, strutture, materiali di consumo, ecc.);

b. analisi di quante risorse sarebbero necessarie per le diverse tipologie di studenti, e proiezione dei relativi costi, sulla base delle considerazioni di cui al punto precedente;

c. calcolo del costo per studente, dividendo il costo ottenuto per il numero di studenti di ciascuna tipologia – tenendo anche conto della numerosità relativa e degli eventuali effetti di scala. 

La strada per addivenire ad un tale calcolo appare, a tutt'oggi, molto impervia ed il risultato ancora ben lungi da essere ottenuto. Intanto, occorre rimarcare come non esistano basi di dati complete su cui effettuare neppure il calcolo dei costi medi; infatti, i bilanci delle scuole (statali) non incorporano i dati relativi a due fattori produttivi essenziali, quali gli stipendi del personale (pagati direttamente dal ministero dell'Istruzione) e le strutture (il cui costo monetario o ammortamento è sostenuto direttamente da enti locali quali le Province e i Comuni). 

Tale assenza di informazioni rende ancora più difficile il già complicato mestiere di definire dei livelli di costo ottimali (standard, per l'appunto) perché rende l'informazione sui costi attuali decisamente lacunosa. Inoltre, il policy-maker che intendesse implementare seriamente il sistema del costo standard dovrebbe avere il coraggio di assumere decisioni tecnicamente complicate e politicamente difficili su alcuni aspetti di fondo che influenzerebbero il calcolo del costo standard (ad esempio, la dimensione delle classi in presenza di alunni diversamente abili o stranieri, il livello di salario dei docenti in queste diverse circostanze, il valore economico delle attività di recupero da porre in essere per le diverse tipologie di studenti, ecc.). Pare, in generale, che questo livello della discussione non sia stato ancora affrontato da alcuno, e neppure vi sia chi intenda farlo nel prossimo futuro.  



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