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SCUOLA/ Attenti al numero "magico" che inganna la parità

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Infine, è opportuno sottolineare come il vero utilizzo dell'informazione sul costo standard sia rilevante, a fini di policy, a livello di scuola, e non di singolo studente. In termini pratici, occorrerebbe definire il costo standard per ciascuna scuola, ottenuto come somma del costo standard per studente degli allievi ivi iscritti. Questa informazione, per coloro che debbono distribuire le risorse, potrebbe servire a confrontare il costo standard con il costo attuale. Per questa via, si potrebbe verificare (e valutare) la diversa efficienza delle scuole, nel caso decidere se e come redistribuire le risorse, al limite implementare azioni istituzionali per minimizzare la differenza tra costi attuali e standard in ogni scuola. 

Ovviamente, questa è solo un'ipotesi, che potrebbe essere perseguita solamente laddove i policy-makers ritenessero un tale approccio corretto e politicamente sostenibile; invece, la definizione di costo standard (presentata in precedenza) è valida in ogni caso, in quanto è un concetto tecnico, non politico. Questo è un ulteriore aspetto su cui si è alimentato un certo equivoco nel dibattito: un conto, infatti, è il concetto di costo standard; cosa diversa il suo possibile utilizzo per la policy – paradossalmente, si potrebbe anche calcolare il costo standard, e poi non utilizzarlo affatto. 

Per concludere, definire il costo standard come "(…) anello mancante per arrivare ad una scuola davvero autonoma, libera e paritaria" (dal resoconto del Convegno del 1° aprile) è certamente evocativo e stimolante, ma tuttora decisamente ottimistico. Per utilizzare il costo standard in modo ragionato e positivo, occorre affrontare (e possibilmente risolvere) le problematiche tecniche che ho cercato di riassumere, prendere decisioni politiche complicate, avviare un lavoro di raccolta ed analisi dati rigoroso e impegnativo. Senza questi passi, il dibattito rischia di rimanere parziale, e non favorirà un passo verso la direzione da tutti auspicata: quella di un miglioramento dell'efficienza della spesa pubblica in istruzione, che migliori al contempo la qualità del sistema scolastico nel nostro Paese.


PS. In quasi tutti i passaggi di questo contributo, ho preferito utilizzare il riferimento al costo standard per la fornitura dei servizi di istruzione, piuttosto che il costo standard per l'istruzione; la valutazione di quest'ultimo, infatti, presupporrebbe una qualche valutazione del livello di apprendimento raggiunto dagli studenti e degli altri output (non cognitivi) realizzati mediante i processi educativi. Pur rappresentando questa una prospettiva interessante e positiva, lo stato della ricerca in questo campo e (soprattutto) la situazione del dibattito politico non lasciano intravedere evoluzioni in questa direzione nel breve periodo. 

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