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SCUOLA/ Piccolo "viaggio" nel labirinto del costo standard

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Per la maggior parte delle funzioni comunali sono stati calcolati i rispettivi fabbisogni standard, cioè il livello di spesa complessiva giustificato. Per un numero limitato di funzioni (ad esempio gli asili nido) sono stati invece ricavati i costi standard, cioè quanto costerebbe fornire una unità di servizio (ad esempio un posto in asilo nido) tenendo conto − di nuovo − delle caratteristiche sia dell'offerta, sia della domanda. Da un lato quindi c'è la dotazione finanziaria da attribuire al comune per fornire il servizio. Dall'altro c'è il costo unitario per unità di fornitura di quel servizio.

Si può paragonare il costo medio al costo standard?
Assolutamente no, perché i fabbisogni/costi standard considerano nella loro determinazione la molteplicità di caratteristiche che differenziano un soggetto fornitore − nel nostro caso, un comune − da un altro.

Ma allora abbiamo a che fare con un numero di variabili enorme.
Certamente. Esempio: la polizia urbana. Un comune turistico ha caratteristiche di fornitura (tipologia, orario...) diverse rispetto a quelle di un comune che turistico non è. Come vede, qui non stiamo parlando di una media nazionale, ma di livelli di spesa o di costo che possono essere fortemente differenziati da comune a comune, e che sono ultimamente spiegati dalla popolazione e dai territori su cui ogni comune insiste. Dove costa di più lo scuolabus, in un un comune che sta in montagna o in uno che sta in pianura?

Dunque stabilire il costo standard… 
Vuol dire fondare su elementi giustificati e riconoscibili il fatto che a un comune diamo più risorse finanziarie e all'altro diamo di meno. 

Sembra l'antidoto ad un'astratta uguaglianza di trattamento.
Lo è, nella misura in cui il principio è il rispetto della diversità di forniture a parità di servizio. Se è giustificato che un determinato comune riceva di più per bambino fornito rispetto a un altro comune, sulla base del fatto che in quel comune è più costoso fornire quel servizio, allora dobbiamo dargli di più; una media nazionale sarebbe penalizzante per quel comune. 

Quindi a monte dell'elaborazione del costo standard c'è un gigantesco lavoro conoscitivo.
Infatti. Sono stati approvati i costi standard comune per comune: vuol dire oltre 6mila comuni (gli enti delle Regioni a statuto speciale non hanno partecipato all’operazione) moltiplicato per tutte le funzioni fondamentali, individuate in 12 aree di intervento pubblico a livello comunale.

Come si può usare il costo standard ottenuto, nel caso delle scuole?
Un comune potrebbe porsi un obiettivo di politica educativa, volendo garantire un livello più elevato rispetto a quello osservato nel numero di posti disponibili. L'Europa chiede che almeno il 33% dei bambini sotto i 3 anni trovi posto in asilo nido. Ma a Reggio Calabria quel 33% vale forse il 4 o 5%; l'amministrazione potrebbe porsi l'obiettivo di stabilire quanto costa garantire un livello di offerta di posti asilo pari all'obiettivo.

I costi stadard sono a regime?



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