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SCUOLA/ Libertà di scelta, chissà se l'Europa può "aiutare" l'Italia…

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È stato recentemente pubblicato sul sito della Foe un interessantissimo dossier (Pietro Lorenzetti, Liberi di educare alla libertà. Modernizzazione dei sistemi educativi in Europa: il test della parità scolastica) che documenta in modo chiaro e circostanziato come e quanto il fattore "libertà scolastica" sia sempre di più un patrimonio acquisito nel nostro continente. 

Il libretto fotografa sinteticamente un'Europa che proprio sull'investimento più strategico, quello in capitale umano, non smette di innovare e di modernizzarsi (non a caso, infatti, ha deciso di dedicare il decennio 2010-2020 all'educazione), puntando sulla crescita di nuove generazioni disposte a impegnarsi attivamente nella vita politica e sociale, capaci di apprendere continuamente ("imparare ad imparare", ha detto il Papa a Roma il 10 maggio scorso…), disposte a muoversi con libertà e competenze spendibili all'interno di tutto il continente europeo (e non solo). Si tratta –sinteticamente − del concetto europeo di "cittadinanza attiva", che non può prescindere da una forte modernizzazione dell'istruzione scolastica, della formazione professionale e dell'istruzione superiore, di cui una marcata autonomia delle scuole e la libertà di scelta delle famiglie fanno parte a pieno titolo. 

In definitiva, le scuole non statali che svolgono un servizio pubblico sono, per tutti i sistemi educativi dei Paesi più avanzati, una sfida a coniugare cultura dei talenti ed educazione alle dimensioni ideali della vita. Un contributo insostituibile ad affrontare le sfide che l'Europa ha di fronte. Saprà, il nostro Paese, mettersi finalmente al passo?

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* Il Parlamento Europeo il 14 marzo 1984 approvò una risoluzione sulla libertà di scelta in campo educativo in cui dichiarò che questo diritto "implica per sua natura l'obbligo degli Stati membri di rendere possibile l'esercizio di tale diritto anche sotto il profilo finanziario e accordare alle scuole le sovvenzioni pubbliche necessarie allo svolgimento del loro compito e all'adempimento dei loro obblighi, in condizioni uguali a quelle di cui beneficiano gli istituti corrispondenti, senza discriminazioni nei confronti dei gestori, dei genitori, degli alunni e del personale".

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