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Educazione

SCUOLA/ Libertà di scelta, chissà se l'Europa può "aiutare" l'Italia…

Se si vuole che l'educazione aiuti lo sviluppo occorre metterla in condizione di "funzionare". Solo in un regime di libertà questo può avvenire. E l'Europa ci sta davanti. MARCO LEPORE

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L'Europa sta affrontando una serie di sfide – crisi economica e sociale, disoccupazione diffusa, crescente competizione da parte dei paesi in via di sviluppo - che chiedono urgentemente di mettersi al passo con il progresso tecnologico e individuare nuovi modi di apprendere e di lavorare.  Si tratta di sfide che richiedono un forte investimento (non solo economico, ma anche di pensiero) per sostenere lo sviluppo e l'espressione del talento presente in ogni persona, incoraggiando in tal modo la ripresa.

È ormai chiaro che l'educazione/istruzione è fondamentale non solo per garantire una crescita del Pil più solida, ma anche per lo sviluppo culturale, politico e sociale necessario ad assicurare ai cittadini una formazione completa e solide basi per operare costruttivamente per il bene comune a livello locale, nazionale ed internazionale. 

Ciò significa, concretamente, sviluppare sistemi educativi differenziati e liberi, sostenendo e diffondendo, da una parte, le migliori esperienze di formazione professionale e di collaborazione/interscambio tra il mondo della scuola e il mondo del lavoro; dall'altra, incoraggiando e sostenendo quelle forme di autonomia che consentono il definitivo superamento del centralismo statalista che ha mortificato e deteriorato i sistemi scolastici di diversi paesi.

Sin dal 1984 l'Unione Europea si è espressa ufficialmente*, e a più riprese, a favore di una forte autonomia delle scuole e della libertà di scelta educativa da parte delle famiglie, ritenendoli fattori imprescindibili per la realizzazione di sistemi di istruzione efficienti ed efficaci; non tutti i Paesi, tuttavia, ne hanno tratto le dovute conseguenze.

Fra questi, purtroppo, troviamo l'Italia. 

L'altro ieri il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini, in visita all'istituto Leone XIII a Milano, è ancora una volta intervenuta sul tema, parlando di "eguaglianza di opportunità nel campo dell'educazione e della libertà di insegnamento come promozione della giustizia". E ha affermato  che la ragione dell'arretratezza del nostro Paese nel campo della libertà di scelta educativa, rispetto agli altri Paesi Europei, "è da cercare nella struttura del pregiudizio che è più forte della cultura del giudizio".

Eppure è evidente – e non in forza solo di un ragionamento, ma dei fatti stessi - che il sistema di istruzione ha tanto da guadagnare dalla libertà. 

Libertà è la parola chiave per rimotivare un corpo docente spesso avvilito e, in alcuni casi, socialmente screditato; per responsabilizzare le scuole nella gestione delle risorse umane e finanziarie; per  favorire la riappropriazione, da parte delle famiglie, del proprio compito educativo; per dare più efficacemente accesso agli studenti alle esperienze internazionali che possono aprire loro diverse opportunità al di fuori dei confini nazionali.