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UNIVERSITA'/ Lenzi (Cun): riforma di medicina, se ne può discutere a tre condizioni

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Ma se laureassimo il 90% di 80mila immatricolati, ci troveremmo ad avere non più il rapporto virtuoso che abbiamo ora di circa 4 medici per mille abitanti, che abbiamo raggiunto faticosamente dopo la bolla degli anni 70-80, ma decine e decine di medici per mille abitanti che sarebbero inutili e disoccupati. Non possiamo permettercelo, né nei confronti degli studenti, né delle loro famiglie. 

In sintesi, professore?
Servono tre condizioni: risorse per poter includere gli studenti al primo anno facendo loro fare tutte le attività formative previste dal curriculum di studi europeo; un rigoroso sistema di sbarramento finale, una dotazione fatta di esami sostenuti più un'altra prova selettiva, che potrebbe essere necessaria. Potrebbe anche essere un quiz.

Un altro quiz?
Una prova di selezione rigorosa. Senza però dimenticare di chiedere ai francesi cosa cambierebbero a casa loro, perché mi risulta che là qualche obiezione al sistema ci sia… Ma mi permetto un suggerimento, che in realtà è la terza condizione per far funzionare tutto.

Sarebbe?
C'è bisogno di un orientamento fatto come si deve durante le superiori, in modo che non si presentino in 80mila per 10mila posti. Non accade in nessuna parte del mondo. Il rapporto ottimale aspiranti vs immatricolati è di 2 a 1, massimo 3 a 1, noi siamo 8 o 9 a 1! Adesso l'orientamento, semplicemente, non c'è, e la laurea in medicina è considerata un bene rifugio. Questo spiega la situazione nella quale ci troviamo.

Cosa bisogna fare secondo lei?
Al terz'anno della scuola superiore si intraprenda un serio orientamento che spieghi i vari campi del lavoro, con un ultimo anno orientato verso le scienze della vita piuttosto che le scienze tecnologiche o le scienze umane. Chi vuol fare scienze della salute − medicina, biologia, biotecnologie o professioni sanitarie − deve fare un track differente. Mi rendo conto, è una riforma epocale. Senza orientamento però non si va da nessuna parte.

C'è un altro problema che lei senz'altro conosce ed è la differenza tra l'aumento dei posti d'accesso alla laurea (10.700 posti nel 2013) e la diminuzione dei contratti di specialità (3.500 nel 2014). Vuol dire l'impossibilità per migliaia di studenti di terminare il percorso di studi.
Certo che lo conosco, è una tragedia del sistema. Abbiamo fatto iscrivere sei anni fa tot studenti a numero chiuso senza agganciare il numero degli immatricolati e quindi di laureati (in un sistema che porta il 90% degli immatricolati alla laurea) al numero dei posti di specializzazione…

Come ne usciamo?
Calcoli che mille contratti di specializzazione costano circa 30 milioni di euro. È un problema che il Mef può, deve risolvere.

La Giannini ha detto di voler partire dall'anno accademico 2015-16. Le pare possibile?
Abbiamo un anno davanti. Il ministro, oltre che un politico, è un rettore e sa bene quali sono le risorse necessarie per mettere 80mila studenti in aula con tutto quel che ci vuole per una laurea professionalizzante a normativa − sottolineo − europea. Dunque sa meglio di me che si può fare…

(Federico Ferraù)



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