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SCUOLA/ Iniziare a 5 anni? A tre si può già fare la "Divina Commedia"

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Infatti è proprio entro i 7 anni che vengono poste le basi del ragionamento razionale nei suoi elementi costituitivi emergenti (ad esempio distinguere il focus informativo su cui è concentrata l'attenzione dal resto delle informazioni; mettere in sequenza o logica o cronologica gli eventi oppure i passaggi necessari per affrontare la soluzione di un problema; identificare la causa di un'azione al di là delle impressioni superficiali; fornire risposte precise e accurate, ecc.). Tutti elementi che inizieranno a configurare già a quest'età le prime capacità elaborative come la comparazione, la differenziazione, la classificazione, la seriazione. 

E a maggior ragione è proprio entro i 7 anni, che vengono poste tutte le basi del ragionamento affettivo, se già attorno ai 2 anni e mezzo il bambino arriva ad acquisire le due capacità, che definiscono l'uomo in quanto umano o persona: la percezione di un senso delle cose (di un bello, di un vero, di un giusto, di un amoroso, ecc.), e il senso morale, la percezione cioè di che cosa è bene e di che cosa è male, di chi è buono e di chi è cattivo. Per il bambino tutto è novità (curiosità); ha l'atteggiamento dell'esploratore (interesse); percepisce il mondo come un grande dono (meraviglia); si stupisce delle cose; è attento ai particolari perché ne percepisce la profondità, la magia (senso del mistero). Basti un dato: il bambino prova entusiasmo da 20 a 50 volte al giorno, e ogniqualvolta questo accade, vengono costruite nuove reti neurali (alla base dell'apprendimento) e consolidate e stabilizzate quelle già generate, che verranno attivate per la soluzione di un problema o il superamento di una nuova sfida. Il cervello, cioè, si sviluppa dove viene utilizzato con entusiasmo, e questo spiega perché i bambini − che sono molto più entusiasti di noi − imparano molto più rapidamente.

Da un lato il periodo che va dagli 0 ai 7 anni è il periodo della vita in cui un essere umano impara di più attraverso una modalità conoscitiva – certo − che è propria dell'infanzia. Eppure in Italia pochissimi ne sono consapevoli, e così la scuola dell'infanzia viene declassata al periodo pre-scolare. D'altro canto la capacità d'apprendimento e la maturazione personale vengono fatte coincidere con la scolarizzazione, che nella quasi totalità dei casi implica la formalizzazione del sapere e percorsi istruttivi obbligati.

La prassi di Brasile e Cuba (anticipo della scolarizzazione ai 4 anni) potrebbe non essere in opposizione a quella di Finlandia e Norvegia (posticipo della scolarizzazione ai 7), nel caso in cui le prime due garantissero ai 4 anni in maniera informale ad esempio le capacità di letto-scrittura, e le ultime due garantissero entro i 7 anni percorsi non formali d'apprendimento e conoscenza. 



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COMMENTI
23/05/2014 - E il Miur? (Valentina Timillero)

Splendido articolo che apre nuove prospettive, finalmente una voce fuori dal coro, al Miur devono leggerlo, soprattutto nei "cantieri" istituiti dalla Giannini, i pensatoi che dovrebbero partorire riforme, organizzazione e novità.

 
23/05/2014 - anticipare? (Umberto Cattabrini)

Interessante l'articolo e il problema che il Ministro pone di far anticipare di un anno il percorso scolastico per non diminuire i 13 anni del corso tradizionale. Interessante il problema ma non la soluzione, perché pur parlando di "scuola" si ignora che anche quella dell'infanzia è scuola a tutto tondo e, sul piano pedagogico, è forse il livello scolare con il più elevato livello di qualità. Se poi si vuole identificare l'inizio della scolarità con il leggere, scrivere e far di conto si rischia di negare quanto Manuela Cervi ci dice molto bene nel suo articolo che i bambini, anche molto piccoli, osservano e indagano il mondo a livelli che solo da pochi anni abbiamo studiato e - in parte - compreso. La meraviglia di fronte al nuovo, la curiosità sempre accesa, l'esplorazione, il provare, il gioco sono i punti di forza di strategie didattiche che fanno parte di quel percorso scolastico 0-6 che parte dal nido fino alla scuola dell'infanzia. Trovo azzardato, anche se efficace sul piano della comunicazione, l'idea che sia interessante e utile leggere la Divina Commedia a 3 anni. Quello che il Ministro potrebbe fare è quello di inserire il ciclo 3-6 anni nella scuola obbligatoria, aggiornando magari qualche passaggio delle indicazioni nazionali. Questo permetterebbe di guardare al "liceo" e istituti superiori con un'ottica nuova: far diventare l'ultimo anno della scuola secondaria in un anno di approfondimenti e/o specializzazione verso l'Università o le professioni.