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SCUOLA/ Iniziare a 5 anni? A tre si può già fare la "Divina Commedia"

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Così come i comprovati effetti negativi in termini di risultati scolastici e di crescita personale sarebbero da imputare ugualmente a un'anticipata scolarizzazione ai 4 anni come a un posticipato apprendimento ai 7. Il problema non è costituito dall'anticipo o dal posticipo dell'iter istruttivo, ma da che cosa si intende per istruzione. Nessuno studio ha finora dimostrato che la scolarizzazione precoce favorisce il successo dell'apprendimento e della crescita; semmai i risultati sono uguali nei casi migliori, e in molti casi si ottiene l'effetto contrario, compromettendo la crescita armonica della persona e della sua capacità d'imparare. E d'altro canto si otterrebbe un'irrecuperabile compromissione e dell'apprendimento e della crescita anche con una deprivazione culturale protratta fino ai 7 anni, che pregiudicherebbe l'intero sviluppo successivo.

La soluzione esiste: consiste in una ragione che, allargandosi oltre i confini elaborativi e astrattivi della razionalità (unicamente sui quali è oggi attestata la scuola italiana, eccettuati pochissimi casi), sviluppi progressivamente nel tempo tutte le modalità operative, che sono implicate nella propria capacità di conoscenza della realtà e di maturazione dell'intera persona, e che hanno caratteristiche specifiche in ogni fase della crescita. Esemplificando in maniera un po' semplicistica: se non leggo Dante ai bambini di 3 anni, non lo leggeranno neanche quando ne avranno 16, anche se obbligati; ma leggere Dante ai 3 anni è completamente diverso che leggerlo ai 16, e io, docente, devo poter sapere come leggerlo ai 3 e come leggerlo ai 16, o come riprenderlo tra i 3 e i 16.



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COMMENTI
23/05/2014 - E il Miur? (Valentina Timillero)

Splendido articolo che apre nuove prospettive, finalmente una voce fuori dal coro, al Miur devono leggerlo, soprattutto nei "cantieri" istituiti dalla Giannini, i pensatoi che dovrebbero partorire riforme, organizzazione e novità.

 
23/05/2014 - anticipare? (Umberto Cattabrini)

Interessante l'articolo e il problema che il Ministro pone di far anticipare di un anno il percorso scolastico per non diminuire i 13 anni del corso tradizionale. Interessante il problema ma non la soluzione, perché pur parlando di "scuola" si ignora che anche quella dell'infanzia è scuola a tutto tondo e, sul piano pedagogico, è forse il livello scolare con il più elevato livello di qualità. Se poi si vuole identificare l'inizio della scolarità con il leggere, scrivere e far di conto si rischia di negare quanto Manuela Cervi ci dice molto bene nel suo articolo che i bambini, anche molto piccoli, osservano e indagano il mondo a livelli che solo da pochi anni abbiamo studiato e - in parte - compreso. La meraviglia di fronte al nuovo, la curiosità sempre accesa, l'esplorazione, il provare, il gioco sono i punti di forza di strategie didattiche che fanno parte di quel percorso scolastico 0-6 che parte dal nido fino alla scuola dell'infanzia. Trovo azzardato, anche se efficace sul piano della comunicazione, l'idea che sia interessante e utile leggere la Divina Commedia a 3 anni. Quello che il Ministro potrebbe fare è quello di inserire il ciclo 3-6 anni nella scuola obbligatoria, aggiornando magari qualche passaggio delle indicazioni nazionali. Questo permetterebbe di guardare al "liceo" e istituti superiori con un'ottica nuova: far diventare l'ultimo anno della scuola secondaria in un anno di approfondimenti e/o specializzazione verso l'Università o le professioni.