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SCUOLA/ Così don Giussani ha smascherato l'ipocrisia dei falsi educatori

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La nebulosa di Orione (Infophoto)  La nebulosa di Orione (Infophoto)

E poiché è proprio del pensiero moderno ritenere storicisticamente definitivo e perfetto ogni passaggio che deducendosi per necessità logica da ieri a oggi vada verso il futuro arrogandosi il vanto del progresso inarrestabile ed irreversibile, mi pare che proprio qui stia il punto di maggiore interesse della riflessione: nell'emergere della contraddizione tra l'aridità devastante del pensiero debole e del nichilismo e la rigogliosa vitalità che si sprigiona dal metodo educativo che Giussani vi oppone traendola dalla sapienza cristiana.

Il cenno al pensiero debole e al nichilismo si trova a p. 29 de Il rischio educativo, e appartiene dunque alle riflessioni ultime di Giussani, quando agli occhi del vecchio che in gioventù l'aveva percepito per profezia è divenuto realtà sperimentabile il potenziale di morte contenuto nella cultura dominante. Oggi non si educa non perché l'educatore si è momentaneamente distratto dal suo compito ma perché educare non si deve e non si può: e non si può perché l'educazione è incompatibile con le linee principali della cultura dominante.

Non occorre un esame analitico su questo tema. A noi basta, dando per scontato l'unanime riconoscimento della situazione complessiva, richiamare l'attenzione su questa incompatibilità. Per metterla a fuoco occorre rifarsi alla definizione che don Giussani dà dell'educazione in apertura del suo libro (si trova, come ho detto, a p.65 dell'edizione Rizzoli): l'educazione, dice Giussani, "è l'introduzione alla realtà totale" e la realtà, aggiunge (ed è qui il putto chiave del suo pensiero), "non è mai veramente affermata se non è affermata l'esistenza del suo significato". Questo appello al significato carica di drammaticità l'intero problema e nello stesso tempo richiama chi si interessa di educazione a un severo realismo. L'ottimismo della volontà non serve a nulla in questa nostra emergenza. Chi professa una cultura con la quale l'educazione è incompatibile non può fare appello all'educazione se non per un soprassalto di ipocrisia.

Se l'educazione è l'introduzione nella realtà e se è vero che la realtà non è veramente affermata se non è affermata l'esistenza del suo significato, chi partecipa a una cultura che nega la conoscibilità del significato e anzi afferma che il significato non esiste e neppure è necessario che esista non può aderire coerentemente all'appello che chiede di ripristinare l'istituto dell'educazione e chiama a raccolta gli addetti ai lavori.

È palese, in definitiva, la necessità di un principio condiviso, per piccolo che sia, sul quale fondare la ricostruzione e dal quale dedurre la fattibilità del progetto, chi ci sta. Questo principio potrebbe essere l'intoccabilità dell'essere umano intesa (dico l'intoccabilità) come riconoscimento di trascendenza e dunque scaturigine della sua dignità. E invece è sotto gli occhi di tutti il persistente gioco al ribasso patrocinato dalla cultura che si autocertifica come il legittimo portatore dei moderni saperi.



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