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SCUOLA/ Giannini & burocrazia, troppi buchi

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Il Miur (Infophoto)  Il Miur (Infophoto)

Se dall'amministrazione centrale ci spostiamo negli uffici periferici, la situazione appare ancora più insostenibile. Sono ad oggi "orfani" di direttore generale gli Uffici scolastici regionali di Veneto, Emilia, Piemonte, Umbria, Toscana, Marche, Molise, Sardegna, Puglia, Calabria. Si farebbe prima ad elencare i territori regolarmente diretti dalla prevista figura apicale. 

Di fronte a questa "tela di Penelope", è così eclatante lo stato di abbandono e incertezza in si trova l'amministrazione scolastica che c'è da chiedersi come sia possibile che nessuno protesti o chieda spiegazioni. È in corso un lucido e sotterraneo disegno per sopprimere per morte naturale la burocrazia ministeriale della scuola? Oppure, più probabilmente, siamo di fronte all'ennesimo caso di sciatteria e noncuranza della cosa pubblica, in cui tutti hanno qualcosa da guadagnare?  

Non si può certo pretendere che l'apparato ministeriale, motu proprio, agisca per accelerare l'entrata in vigore di una riorganizzazione che prevede tagli del 10% alle dotazioni organiche della dirigenza (di prima e seconda fascia); del resto, è stato sufficiente "avviare" l'approvazione del DPCM per ottenere dalla Funzione pubblica il via libera per effettuare nuove assunzioni, che era evidentemente l'obiettivo "sensibile" per Palazzo della Minerva.

Ma la politica? Forse, in mezzo ai 44 punti per la rivoluzione della Pa che il Governo Renzi  sta sottoponendo alla consultazione dei dipendenti pubblici, meriterebbe di trovare spazio anche la necessità di assicurare stabilità e certezza organizzativa, la cui assenza − peraltro – può costituire un'efficacissima cortina fumogena che impedisce una chiara valutazione sul raggiungimento degli obiettivi: con buona pace dei Piani della Performance e della trasparenza. Strutture snelle sì, ma stabili e durature.



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