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SCUOLA/ Libri di testo fai-da-te, non lasciamo la rivoluzione "a metà"

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Quale sarebbe la diversità con un libro di testo tradizionale? Sicuramente il libro di testo potrebbe avere più solidità scientifica e teorica; ma un manuale, frutto di un lavoro in classe, avrebbe il sapore dell'esperienza didattica vera, risponderebbe alle reali domande di studenti e insegnanti: quante volte, infatti, i libri di testo tanto sono affascinanti, quanto non sono utilizzabili! Il libro dei docenti avrebbe il guizzo, la genialità, la prospettiva, l'acutezza di proporre la disciplina con gli occhi di chi l'ha personalmente proposta e vissuta in prima persona nel rapporto con gli alunni. La materia non sarebbe più un insieme inerme di conoscenze, ma un'esperienza comunicata.

Certo un libro di testo deve anche contenere la teoria, che è l'oggetto dell'insegnamento: ma chi l'ha detto che non possa essere la teoria rivisitata dal lavoro in classe? In fondo, un manuale non è un libro universitario: è già la rilettura critica di una disciplina (ad es. l'italiano, la storia, la chimica… ) così come gli autori l'hanno pensata per le classi. E allora perché non incominciare a pensare che il manuale possa nascere dal lavoro vivo a scuola, superando l'ormai stantio – ma inossidabile – paradigma che fa prevalere la teoria sulla pratica? Inoltre il libro prodotto a scuola sarebbe costruito dai docenti per i propri alunni, per i loro  bisogni, per le loro domande: vera espressione della personalizzazione dell'insegnamento. 

Certamente la questione è complessa: non ci nascondiamo il fatto che potrebbero essere prodotti lavori di basso livello scientifico e didattico. 

Occorre perciò che una qualche forma di validazione venga messa in campo, per garantire agli studenti materiali degni di questo nome. Materiali alternativi che comunque possono nascere da una proficua sinergia tra case editrici e docenti. È un percorso che andrebbe esplorato perché interessante e inedito: magari solo su percorsi specifici, monografie, approfondimenti, quaderni di attività…

Rispetto alla validazione, si aprirebbe un'altra stimolante riflessione: perché mai la convalida dovrebbe avvenire solo ed esclusivamente attraverso il Miur? Se il ministero si è mosso in una direzione innovativa, perché non continuare nella stessa direzione di rinnovamento? Se i nuovi testi devono confrontarsi con la comunità scientifica, perché non chiamare in campo chi, per esperienza e per pubblico riconoscimento, svolge da anni un lavoro di riflessione culturale sulla scuola, in particolare sulle discipline e sulla didattica? E cioè, perché non affidare questo compito alle associazioni professionali degli insegnanti? Quelle accreditate dal Miur, che hanno, cioè, competenze riconosciute per erogare formazione a livello professionale e, tanto più, per rivedere materiali didattici. Si tratterebbe di un'azione in un'ottica sussidiaria. 

Peraltro si potrebbero, anche, ipotizzare corsi di formazione (liberi e riconosciuti) per i docenti, anche in questo caso gestibili dalle associazioni professionali: chi ha già scritto un libro di testo sarebbe la persona più qualificata per dare linee di indirizzo ai colleghi e si eviterebbero –  probabilmente – inutili e onerosi tentativi da parte degli insegnanti. 



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COMMENTI
28/05/2014 - Professionalità in via di estinzione (Daniela Blandino)

Lavoro nel campo dell'editoria scolastica dal '91. Mi occupo di illustrazioni e cartografia. In questi 23 anni ho potuto incontrare redattori, impaginatori, illustratori dalla serietà, preparazione e professionalità enorme. Un piccolo settore produttivo che al grido di "abbasso il caro libri” negli ultimi anni è stato messo in grossa difficoltà. Il blocco delle adozioni e il passaggio in percentuali varie al digitale ha costretto le case editrici a un contenimento della spesa per libri tradizionali, forti investimenti sul digitale spostati spesso sulla progettazione tecnica più che sui contenuti. Sono stata recentemente a una fiera a Genova per capire un po' di più le tendenze del mercato e mi sono imbattua nella presentazione di alcuni strumenti di una nota casa produttrice di hardware che proponeva questo sistema del fai da te e condividi con gli studenti. Tutto un copia e incolla da internet. Non ho visto la qualità che si penserebbe, ma ho visto che tutta la classe deve essere dotata di tablet contemporaneamente in rete. All'obiezione "Ma le scuole potranno fornire questi strumenti ai ragazzi?” Il presentatore di hardware ha candidamente dichiarato che forse certe scuole non li potranno acquistare, ma le famiglie magari…” Un interessante passaggio dal caro libri al caro tablet. In tutto questo la casa editrice dovrà abbassare l'investimento sulla qualità dei contenuti puntando sempre meno sulla professionalità di chi fa i libri.

 
28/05/2014 - Siamo sicuri che sia 'nuovo'? (2) (Giuliana Zanello)

Infine, l'inno alla valorizzazione degli insegnanti, finalmente. Ma perché? Nelle case editrici non potevano collaborare? Di testi redatti in tutto o in parte da colleghi negli anni ne ho avuti tra le mani tanti, spesso ottimi. Stesso discorso per le associazioni, le quali hanno sempre accolto e coltivato insegnanti che lavorano anche nell'editoria, per tacere del ruolo svolto sotto questo profilo dalle riviste. Se ora dalla carta si passa ad altro non è un problema, ma perché inventarsi strani validatori, quando ci sono già tanti soggetti, democratici e plurali, in grado di giudicare il materiale didattico? Meglio continuare a passare per gli istituti universitari e il professionismo delle (tante e libere) case editrici, a cui si è sempre liberi di aggiungerne altre. Meglio, molto meglio di una libertà velleitaria, sottoposta a funzionari validanti!

 
28/05/2014 - Ma siamo sicuri che sia davvero 'nuovo'?' (Giuliana Zanello)

Nuovo e potente è certo lo strumento oggi disponibile, non l'idea del sussidio didattico autoprodotto e 'democratico'; una trentina d'anni fa andavano forte le fotocopie: niente libro, solo fogli proposti di volta in volta dall'insegnante. Certo, lo strumento era più rozzo, tuttavia i risultati non parevano incoraggianti. Negli ultimi anni ho avuto numerose opportunità di osservare studenti alle prese con lezioni digitali prodotte dagli insegnanti: gli esiti non sono più incoraggianti di quelli sortiti dalle vecchie fotocopie. Per esperienza personale so che voglia di studiare e livello degli apprendimenti non crescono neppure quando il libro viene sostituito da strumenti multimediali di grande qualità, prodotti da chi li sa produrre e con tutti mezzi a disposizione, figuriamoci dal bricolage. Posso esprimere qualche dubbio sul materiale didattico prodotto 'con' o 'dagli' studenti? Gli esperimenti che mi è capitato di fare sono positivi perché in quelle occasioni si impara su tanti altri fronti che è importante non lasciare sguarniti, ma temo che il momento in cui per quella sola via si potrà giungere ad una preparazione almeno dignitosa sia ancora assai lontano.

 
28/05/2014 - commento (francesco taddei)

Non si contestava la validità del contenuto ma il caro libri, che ogni anno uscivano con una virgola in meno e tanti euro di prezzo in più. la nuova moda digitale costa. i tablet mica te li danno gratis.

 
28/05/2014 - Rivoluzione? (enrico maranzana)

La considerazione “In Italia esistono leggi reali che non vengono conosciute e applicate – si veda il DPR 275/99”, se proiettata sull’argomentazione in oggetto, mostra la sua validità. Un assunto che vuol far risaltare come la progettualità, “sostanza dell’autonomia scolastica”, sia pratica sconosciuta. Un richiamo che, ristrutturando il campo del problema formativo/educativo, colloca i libro di testo tra gli “strumenti, le occasioni” disponibili. Un indirizzo che orienta la scelta in funzione delle “capacità e delle competenze generali e specifiche” che il sistema educativo intende promuovere. Si tratta dell’ambito vitale del Collegio dei docenti che ha il compito di “curare la programmazione dell’azione educativa”. Un adempimento eluso, distante anni luce dall’attuale cultura gestionale della scuola.