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SCUOLA/ Attenti ai "catechisti" travestiti da insegnanti

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Melania Mazzucco, autrice di "Sei come sei" (Infophoto)  Melania Mazzucco, autrice di "Sei come sei" (Infophoto)

Ma perché i docenti di italiano, anziché insegnare letteratura, fanno i catechisti? Perché, volendo liberarsi della vecchia morale dei preti, si mettono a fare i nuovi preti? Uno scrittore non certo puritano come Pier Paolo Pasolini individuava il grande «equivoco» dell'insegnamento della letteratura a scuola nella «preoccupazione moraleggiante, la costante didascalica… Ahimè, quale grigiore!». La scuola si è assunta il compito di sostituire ai racconti belli – e per questo, di per sé, educativi –  racconti scelti in conformità ai valori con cui vuole rifare la testa dei ragazzi. 

Già prima che i preti dei giornali politicamente corretti ottenessero l'implorata difesa nientemeno che del ministro dell'Istruzione, la preside del Giulio Cesare si era spinta a scomodare perfino Saffo e Catullo: «Ci accusano di divulgazione di materiale osceno perché venti righe in un libro raccontano un rapporto orale fra uomini. Allora, cosa dovremmo fare? Eliminare i versi di Saffo o di Catullo dal programma?». Questa «è educazione», ha chiosato come una madre badessa.

Ecco, appunto, il problema. Che cos'è la letteratura? Saffo e Catullo potrebbero anche essere più sconci della Mazzucco, ma siccome qui stiamo facendo letteratura e non catechismo, la questione fondamentale è se sono artisti o no, cioè quale esperienza permettono di fare. Tutti (forse) sanno fin dalle elementari che il Minotauro nacque dall'unione di una donna con un toro: ma nessun insegnante, quando racconta quel mito, lo fa per educare i suoi alunni al rispetto per le diversità e per lottare contro la torofobia. Non facciamo finta di non sapere che evidentemente quando leggiamo i carmi di Catullo non c'entrano niente le omelie sui rapporti extraconiugali di Lesbia, ma scopriamo di più che cosa siamo; così come quando Saffo non prende sonno per tutta la notte, senza la sua amata, fino a vedere le Pleiadi che tramontano, non scrive un inno ai gender ma ci fa stringere il cuore.

Insomma, Catullo e Saffo resistono da più di due millenni non perché froci, ma perché poeti: quel libro della Mazzucco invece? Non vorrei che quella sia la scena più interessante di un libro zeppo di omaggi a temi alla moda quali l'amore omosessuale, l'utero in affitto, il bullismo omofobo: già in tanti film non può mancare la scena di sesso e al concerto del primo maggio non può mancare il discorsetto demagogico, forse per condire film e canzoni altrimenti insipide. 

Sarei anacronistico se avessi paura di una scena spinta: mi fa paura piuttosto questo esercito di catechisti travestito da insegnanti, questi ghigliottinatori di omofobi coi parrucconi di Robespierre e la Mazzucco sotto braccio, che ti ficcano gli uccelli nella bocca e i valori giusti nella testa. 



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COMMENTI
03/05/2014 - La paura di essere anacronistici (Giorgio Ragazzini)

Anche Valerio Capasa ci tiene a dissipare un possibile equivoco: "Sarei anacronistico se avessi paura di una scena spinta". Ma la domanda a cui si deve rispondere non riguarda lui né altri osservatori. Si tratta invece di questo: la scelta di proporre a dei ginnasiali un testo con la descrizione di una fellatio è corretta sul piano etico-deontologico oppure no? Con quale diritto si dà per scontato (in tempi poi di strombazzatissima "personalizzazione") che per il 100% dei ragazzi di 14-15 anni sia cosa nota fin dai tempi dell'asilo? E non fa anche questo parte dell' "indottrinamento", nel momento in cui si sottrae questa materia o all'educazione familiare o a quella più naturale "fra pari" o a una scoperta che verrà al momento giusto? Non esisterebbe quindi alcun limite su questo terreno? E se sì, quale sarebbe? Quanto a Catullo, non mi pare che di norma vengano inserite nelle antologie le poesie più "spinte", che tra l'altro non sono probabilmente le più belle. No, quindi, alla "catechesi" politicamente corretta, ma no anche all'abbandono (ideologico) di qualsiasi forma di tatto e di prudenza in un terreno così delicato. Senza paura di essere "anacronistici".

RISPOSTA:

Capisco perfettamente la preoccupazione etica, ma ne rilevo l’anacronismo, perché in Italia anni di censura morale non hanno fatto altro che frenare (per poco) la superficie del problema, che continuava ad agitarsi a un livello meno ideologico e più esistenziale. È corretto sul piano etico-deontologico raccontare la storia del Minotauro? A me sembra che il realismo fin sopra le righe di tanta arte sia come un allargamento inesauribile di conoscenza della realtà che non ha scrupoli a sprofondare nel suo inferno, mentre la trivialità di certi sottoprodotti contemporanei nasca dalla pochezza, che ogni tanto deve aggrapparsi a qualche diversivo magari pruriginoso. Ma il problema sta in questa pochezza: una scuola senza parolacce e corretta (come di solito è la nostra) può, nonostante tutto, lasciare ancora i nostri ragazzi senza vertigini di bellezza, in balia della noia e dell’ideologia, e in quella palude non c’è davvero più limite a tutti i capricci e a tutti gli smottamenti morali. VC